COSTRUZIONI OLIMPICHE

Ancora prima dell'assegnazione ufficiale alla città di Roma dei Giochi della XVII Olimpiade, il C.O.N.I. aveva già effettuato approfonditi studi sui problemi relativi agli impianti sportivi per il grande avvenimento. Ma il 20 ottobre del 1954 la Giunta Esecutiva del C.O.N.I. decise di costituire un apposito Comitato Tecnico denominato «Costruzioni Olimpiche Roma» (C.O.R.).
Il C.O.R. provvide innanzitutto, in accordo ed in stretta collaborazione con il Comune di Roma e con il Ministero dei Lavori Pubblici, al reperimento delle aree necessarie sia per gli impianti che per il Villaggio Olimpico ed impostò con la massima celerità le varie progettazioni e gli studi tecnici: a quell'epoca era approntato il solo Stadio Olimpico la cui esecuzione fu personalmente curata dal Segretario Generale del C.O.N.I., Dr. Bruno Zauli.
La Direzione del C.O.R. fu affidata al Dr. Mario Saini, Vice Segretario Generale del C.O.N.I. che fu anche il Direttore Tecnico dei Giochi; a Segretario del C.O.R. fu designato l'Ing. Luciano Berti che dedicò gran parte della sua esistenza ai vari problemi degli impianti sportivi.
Il C.O.R. si valse della consulenza tecnica del Prof. Ing. Cesare Valle del Ministero dei Lavori Pubblici e dell'Ing. Francesco Allegra, Segretario Generale dell'Istituto Nazionale Case per Impiegati dello Stato (I.N.C.I.S.), consultando, per i problemi più impegnativi che man mano affioravano, i migliori tecnici italiani.
Grande aiuto ebbe il C.O.R. soprattutto dall'allora Ministro dei Lavori Pubblici, Prof. Ing. Giuseppe Togni, che con passione, competenza e particolare dedizione riuscì a superare le enormi difficoltà di ogni momento.
Oltre al problema degli impianti sportivi e del Villaggio Olimpico, di cui si parla qui di seguito, il C.O.R., con la collaborazione del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni e della Società Telefonica Tirrena, studiò e mise in atto tutta la rete delle comunicazioni e dei collegamenti telefonici, telegrafici e radio.
Allestì inoltre i vari Centri Stampa, opera di estrema complessità la cui attuazione richiese un periodo di oltre due anni e che risultò molto soddisfacente perché consentì, durante i Giochi, di informare la Stampa con una celerità in precedenza mai raggiunta.
Un altro settore che il C.O.R. ebbe cura di mettere allo studio in tempo e di attuare presso ogni impianto, fu quello delle segnalazioni visive ed acustiche al pubblico, segnalazioni che, grazie alla più moderna tecnica, misero in grado gli spettatori di conoscere, con estrema rapidità e chiarezza, i risultati delle gare non appena compilati dalle varie Giurie.
Ma forse la migliore soddisfazione per coloro che curarono gli impianti olimpici, è la constatazione, a Giochi conclusi, che gli impianti allestiti per il grande avvenimento costituiscono oggi viva attrazione per la gioventù romana che li frequenta entusiasta e memore del successo dell'Olimpiade di Roma.

Organizzazione generale del lavoro

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Gli orientamenti generali seguiti dal C.O.R. nella organizzazione relativa alle costruzioni degli impianti portarono alla suddivisione del lavoro in tre settori, e, cioè, gli impianti in costruzione furono distinti e classificati in tre categorie: a) impianti di gara; b) impianti sussidiari; c) villaggi olimpici.
Delle prime due categorie fecero parte gli impianti in cui si svolsero le competizioni olimpiche e gli allenamenti. In tali categorie furono compresi anche i riordini, i rifacimenti e gli adattamenti agli impianti preesistenti. Nella terza categoria furono classificati gli alloggiamenti riservati agli atleti ed ufficiali di gara, accompagnatori, ecc. Per tutti gli impianti, sia per quelli costruiti ex novo, sia per gli altri revisionati, il C.O.R. fece rispettare determinate direttive e pertanto dispose di: a) evitare rifiniture di pregio o particolarmente costose, mirando a creare impianti funzionali con il minimo di costo di gestione (una eccezione fu fatta per il solo Palazzo dello Sport in considerazione della natura delle manifestazioni e soprattutto della sua particolare ubicazione nel tessuto urbanistico); b) evitare la costruzione di impianti su terreni appartenenti a privati, utilizzando di preferenza terreni comunali o demaniali, mediante opportune convenzioni tra il C.O.N.I. e gli enti interessati; c) utilizzare quali impianti sussidiari, fin quando possibile, quegli impianti esistenti, convenientemente sottoposti a ripristini e rifacimenti; d) tenere conto, nello studio, delle capienze per il pubblico in occasione delle Olimpiadi e delle esigenze dell'impianto ad Olimpiadi concluse.
Ciascun progetto relativo agli impianti fu corredato da un dettagliato preventivo di spesa e preventivamente esaminato ed approvato dalla Giunta Esecutiva del C.O.N.I. Tuttavia, specialmente i grandi impianti, furono esaminati in fase preventiva dalla Commissione Interministeriale Impianti Sportivi (legge n. 739 del 2 giugno 1939), dalla Commissione Edilizia del Comune di Roma, dalla Sovraintendenza ai Monumenti di Roma e dal Consiglio Superiore del Ministero dei Lavori Pubblici.
Ogni assegnazione di lavori fu destinata mediante gara di licitazione tra ditte idonee iscritte all'Albo del Provveditorato alle Opere Pubbliche e prescelte da apposita Commissione nominata di volta in volta in armonia alla prassi adottata dal Ministero dei Lavori Pubblici in materia di appalti.
Per quanto si riferisce ai Villaggi Olimpici, il C.O.N.I., ottenuta l'approvazione del Ministero dei Lavori Pubblici, concluse speciali accordi con l'Istituto Nazionale per le Case degli Impiegati dello Stato, considerato che questo Ente parastatale persegue precise finalità di istituto e non di lucro.
Infatti dopo l'utilizzazione nel periodo olimpico, i Villaggi sono divenuti una efficiente unità residenziale, abitata essenzialmente da impiegati dello Stato.
Per l'esecuzione di tutti i lavori furono seguite le norme stabilite dal Regolamento Generale sulle Opere Pubbliche e gli opportuni controlli furono sempre eseguiti da collaudatori nominati in corso d'opera e scelti tra professionisti di provata capacità o funzionari del Ministero dei Lavori Pubblici.
Dal punto di vista urbanistico, gli impianti furono studiati e costruiti su due direttrici principali, e, cioè: Centro Olimpico Nord comprendente il Foro Italico, situato in uno dei luoghi più caratteristici della Città, che si estende tra le verdi pendici di Monte Mario e le colline della Farnesina; e Centro Olimpico Sud sorto nel comprensorio dell'E.U.R., preferito per l'ampiezza delle sue zone verdi e in considerazione dell'accrescimento edilizio qualificato.
Il Ministero dei Lavori Pubblici provvide alla costruzione di una grande arteria di scorrimento che unisce le due zone e che fu denominata via Olimpica.
Nel 1928 furono iniziati i lavori per la bonifica delle pendici di Monte Mario e l'intera zona vide apparire una serie di costruzioni moderne destinate a rispondere al rinnovamento del gusto popolare per le manifestazioni sportive.
In seguito, in previsione anche dei Giochi Olimpici che avrebbero dovuto aver luogo a Roma nel 1944, fu elevato lo Stadio dei Cipressi, impostato su un tracciato perimetrale così da determinare una configurazione ad ovoide schiacciato.
La guerra purtroppo fece arrestare la realizzazione di questo vasto progetto, ma finalmente nel dicembre del 1950 grandi lavori furono cominciati dal C.O.N.I. per elevare lo Stadio Olimpico e per revisionare il gruppo degli impianti preesistenti, quali lo Stadio dei Marmi, la Palestra di scherma, gli impianti di tennis, la piscina coperta, eccetera.

Stadio Olimpico

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Lo Stadio Olimpico fu costruito con il massimo delle possibilità funzionali sullo schema dello Stadio dei Cipressi già progettato dall'Arch. Mario Moretti.
Il nuovo progetto fu studiato dal Prof. Carlo Roccatelli e dall'Arch. Annibale Vitellozzi.
L'Olimpico si erge su un terreno di mq. 90.000 e ne copre 33.500. L'anello selezionatore esterno ha una lunghezza di m. 1.200.
Il pubblico accede allo stadio attraverso 10 cancelli esterni e può raggiungere i posti destinati a sedere o in piedi attraverso 59 vomitori per una larghezza complessiva di m. 237. Il pubblico può sfollare in un tempo massimo di 11 minuti.
Il campo di gioco e la pista sono separati dal pubblico mediante un largo fossato di m. 2, profondo m. 1,90 per uno sviluppo lineare di m. 507. Il campo erboso, la pista e le altre installazioni per l'atletica leggera sono dotati di uno speciale impianto di drenaggio che potendo funzionare anche per subirrigazione, può conferire al terreno ed alle piste stesse, durante la stagione calda, il grado di umidità desiderato. Potenti e moderne apparecchiature ne consentono l'annaffiatura in brevissimo tempo.
Le gradinate hanno uno sviluppo complessivo di circa km. 30 e sono larghe m. 0,80 e alte m. 0,40 di media, intervallate da corridoi, così che ne risulta un incavo molto aperto che consente al pubblico ottime condizioni di visibilità.
Dal lato Monte Mario l'edificio è coronato da una struttura in ferro lunga m. 80, rivestita in alluminio-lega e cristallo, contenente 40 cabine per telecronisti.
La stampa dispone di un salone, diversi salottini, e di numerosi locali accessori più 54 cabine telefoniche per comunicazioni interurbane e con l'estero; dispone inoltre di una sala con apparecchi telescriventi e telefoto e di un ufficio postelegrafonico.
Durante le Olimpiadi i 572 posti normalmente riservati ai giornalisti (dei quali 294 sono al coperto) furono portati a 1.126 ed analogamente furono ampliati tutti gli altri servizi, con particolare adeguamento di quelli telefonici, telegrafici e radiofonici.
Al piano terreno, in corrispondenza con i 4 ingressi al campo, sono sistemati 4 gruppi di spogliatoi con docce e servizi igienici utilizzati, durante i Giochi, dagli ufficiali di gara. Uno speciale impianto di altoparlanti, installato nel fosso intorno all'anello della pista, informa il pubblico con notizie o risultati con diffusione dal basso verso l'alto.
Una centrale termica fornita di cinque caldaie, per complessive 1.200.000 calorie, provvede al riscaldamento dei locali ed alla erogazione dell'acqua calda per i diversi servizi. L'impianto elettrico per l'illuminazione e la forza motrice ha la potenza complessiva di 375.000 watt e dispone di una centrale principale di smistamento e di 11 sottostazioni. Lo stadio dispone inoltre, in caso di necessità, di un impianto di luce autonomo. Oltre la centrale elettrica vi è quella telefonica e quella radio, installate nel corpo della tribuna di Monte Mario.
Le quattro torri per l'illuminazione notturna danno circa 250 lux sul terreno di gioco per gli incontri notturni.
La costruzione dell'Olimpico ha comportato una spesa complessiva di tre miliardi e 400 milioni.

Riepilogo dati tecnici:

  • capienza, in caso di necessità, fino a 90.000 spettatori;
  • pianta ovoidale simmetrica rispetto agli assi;
  • asse maggiore esternamente di m. 319 ed internamente di m. 205,80;
  • asse minore esternamente di m. 186 ed internamente di m. 94,40;
  • piano di gioco più basso del piano stradale di m. 4,50;
  • altezza massima delle gradinate rispetto al campo di gioco m. 20,50.

 

Stadio Flaminio

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Il nuovo Stadio Flaminio copre la stessa area dell'antico Stadio Torino, ben conosciuto precedentemente per la sua architettura severa e per la sua linea ellenica. Edificato nel 1911, poi ricostruito nel 1927, dal punto di vista tecnico era considerato praticamente inutilizzabile: inoltre l'usura del tempo e soprattutto gravi lesioni indussero le autorità responsabili a limitarne l'uso per motivi di sicurezza. Ormai, avendo terminato il suo ruolo, il vecchio impianto lasciò il posto ad una opera ultramoderna. Rimarranno a ricordo alcune pagine di storia sportiva, vissuta entro l'alta cortina del vecchio stadio, già sede anche del C.O.N.I.
Con i suoi impianti moderni, con i suoi servizi per il pubblico e la stampa, il nuovo Stadio Flaminio risponde a tutte le necessità che richiede un complesso del genere, la cui ricostruzione seguì immediatamente l'opera di demolizione iniziata il 1° luglio 1957. Il Flaminio fu ufficialmente inaugurato il 18 marzo 1959 ed ebbe il battesimo sportivo all'indomani della inaugurazione con la partita di calcio tra le rappresentative dilettanti di Italia e di Olanda.
Il nuovo Stadio, progettato dagli Architetti Pierluigi Nervi e Antonio Nervi, e costruito dalla Società Anonima Ingegneri Nervi e Bartoli, sotto la direzione dei lavori dell'Ing. Bruno Magrelli, ricopre - per ragioni urbanistiche - la stessa superficie del precedente. Nei limiti disponibili si è riusciti, portando le gradinate arditamente su uno sbalzo di m. 6, ad aumentare il numero dei posti.
Infatti il Flaminio può raggiungere una capienza di 42.000 posti, di cui 8.000 coperti. Opportuni selezionatori esterni incanalano l'entrata e l'uscita del pubblico.
In tutti i settori il pubblico dispone di bar e di comodi servizi. Ampi spogliatoi per le squadre di calcio, muniti di docce, di bagni, di sale di massaggio, una sala di consultazione medica, sono disposti sotto la tribuna. I giocatori accedono al campo attraverso un passaggio sotterraneo. Benché lo stadio sia riservato al gioco del calcio, numerosi impianti sportivi destinati all'allenamento sono situati sotto la tribuna e vi si accede attraverso entrate diverse da quelle riservate al pubblico durante le gare. Questi impianti comprendono: una piscina coperta e riscaldata di m. 25 X 10; una sala di scherma e due sale più piccole per la teoria; un gruppo di due palestre per la lotta ed il sollevamento pesi; una palestra per il pugilato ed una per la ginnastica.
Il Flaminio dispone di 114 posti di lavoro per i giornalisti e di 12 cabine per radiocronisti collocate a sbalzo sotto la pensilina della tribuna coperta; una sala stampa con apposite cabine telefoniche ed una sala per telescriventi: il numero dei posti stampa e telefonici venne opportunamente elevato durante i Giochi.
L'impianto di illuminazione allestito per le gare notturne è una delle attrezzature più moderne e razionali: è dotato di 240 proiettori collocati su quattro torri metalliche; ogni torre dispone di 60 proiettori distribuiti su quattro file di 15 ognuna ad una altezza da m. 42 a m. 46,50. L'impianto ha una potenza di 425 kv. e l'illuminazione del campo è graduale fino a superare i 300 lux per mq. di intensità luminosa sul terreno di gioco.
Lo Stadio Flaminio ha richiesto 80.000 giornate lavorative ed è stato contenuto nel previsto costo di 900 milioni di lire.

Riepilogo dati tecnici:

  • superficie complessiva, mq. 21.650 circa;
  • dimensioni del campo di gioco: m. 105 X 70;
  • asse maggiore, m. 181;
  • asse minore, m. 131;
  • dimensioni piscina coperta: m. 25 X 10 con profondità minima di m. 1,60 e massima di m. 1,80;
  • aria condizionata e temperatura ambiente 26°, temperatura acqua 24°.

 

Palazzetto dello Sport

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Il Palazzetto dello Sport fu il primo impianto realizzato nel piano delle costruzioni per i Giochi della XVII Olimpiade e può considerarsi come prototipo di palazzo dello sport di media grandezza e di tipo economico. In base a tale concetto ed allo scopo di avere una gestione che avesse consentito un largo uso dell'impianto per manifestazioni propagandistiche, le installazioni tecniche e gli impianti accessori furono ridotti al numero strettamente necessario e tutte le rifiniture interne ed esterne furono di tipo razionale particolarmente economico.
Costruito secondo il piano generale dell'Arch. Annibale Vitellozzi, e per le parti in cemento armato secondo il progetto dell'Ing. Pierluigi Nervi, con la direzione dei lavori dell'Ing. Giacomo Maccagno, quest'opera è destinata a quasi tutte le manifestazioni sportive che si svolgono al coperto.
Nell'anello perimetrale, oltre ai servizi per il pubblico, quali gli impianti igienici, i bar e il pronto soccorso, sono allogati quattro gruppi di spogliatoi per 100 atleti con ingresso indipendente, uno spogliatoio per giudici di gara, un centro medico-sportivo, un ufficio per la direzione ed una saletta stampa con 12 telefoni; vi trovano sede anche due ampi magazzini ed altri locali minori.
Nel piano seminterrato sono installati gli impianti per il riscaldamento e di raffreddamento per il condizionamento dell'aria.
L'illuminazione della sala è stata distribuita a luce indiretta mediante lampade ad incandescenza allogate su 18 calotte metalliche sostenute da tiranti in acciaio, mentre l'illuminazione del campo è assicurata da due file di proiettori posti in alto al centro della calotta sferica e regolabili secondo il genere della manifestazione.
La calotta contiene anche gli aspiratori per il rinnovo dell'aria e l'impianto degli altoparlanti, mentre altri altoparlanti che servono all'appello degli atleti sono posti nei vari spogliatoi. Dei cartelli di segnalazione elettrica muniti di cronometri sincronizzati con quelli degli arbitri di gara, sono stati installati per le partite di pallacanestro. Gli stessi cartelli, leggermente modificati, possono essere utilizzati per il tennis e gli altri sport. Durante le riunioni di pugilato, così come per quelle di lotta, un cronometro speciale posto al di sopra del ring e ben visibile da tutti gli spettatori indica il tempo di ogni ripresa.
La disposizione dei posti di platea per il pugilato, la pallacanestro, il tennis e la lotta, è stata oggetto di uno studio particolare; infatti l'impianto ha una capienza di 3.500 posti per le manifestazioni di pallacanestro e di 5.600 per quelle di pugilato, di lotta, eccetera.
All'esterno del fabbricato, le zone tra i pilastri di sostegno della copertura sono sistemate a giardino, mentre un anello stradale di m.78 di diametro circonda l'impianto per assicurare il migliore smistamento per il pubblico.
L'edificio, sormontato da una calotta sferica costituita da 1.620 elementi prefabbricati in cemento armato per la cui messa in opera si sono dovuti utilizzare q.li 1.300 di ferro, dei quali 550 per la sola cupola, e q.li 9.600 di cemento, copre una superficie di mq. 4.776, con una cubatura totale di me. 40.200.
La costruzione del Palazzetto dello Sport, ad opera della Società Anonima per costruzioni Ingegneri Nervi e Bartoli, iniziata il 26 luglio 1956 e conclusa il 15 settembre 1957, richiese 28.750 giornate di lavoro, per l'importo complessivo di 263 milioni di lire, ivi comprese le spese di arredamento ed attrezzature sportive.

Riepilogo dati tecnici:

  • superficie coperta, mq. 4.776;
  • diametro esterno, m. 78;
  • diametro interno, m. 58,50;
  • altezza dal piano di gioco alla sommità della cupola, m. 21;
  • gradinate di tipo crescente, vale a dire che seguono la forma ovale del campo di gioco situato a m. 3 al di sotto del livello del suolo.

 

Stadio del Nuoto

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Al Centro Olimpico Nord, in prossimità della piscina coperta, è sorto lo Stadio del Nuoto, su progetto degli Architetti Annibale Vitellozzi e Prof.
Enrico Del Debbio. I lavori furono diretti dal Prof. Cherubino Malpeli. Il complesso è diviso in due grandi zone: la prima comprende gli impianti di gara con i relativi servizi e le gradinate per il pubblico e la seconda gli impianti relativi all'insegnamento del nuoto con annesse vasche per i bambini e per i non nuotatori. Le vasche olimpiche sono ispezionabili perimetralmente con aperture a cristalli e con illuminazione subacquea. Con particolari accorgimenti tecnici, la temperatura dell'acqua è mantenuta tra i 22 e i 24 centigradi termici.
Le gradinate normalmente possono ospitare 8.000 spettatori, ma durante il periodo dei Giochi l'impianto raggiunse una capienza di 20.000 posti mediante l'apporto di gradinate supplementari.
I blocchi di partenza al piano della vasca portano incamerate le prese per l'innesto dei cronometri elettrici ed una speciale presa per l'inserimento di un apparecchio ad orologeria conta-vasche per le gare lunghe.
II complesso è stato dotato di comodi spogliatoi che dispongono, oltreché dei comuni servizi, di alcuni boxes di riposo riservati agli atleti. Nella parte terminale delle vasche sono state ricavate sale per la stampa, i servizi telefonico e telegrafico, apposite installazioni per i radiocronisti, nonché apparecchiature per la trasmissione delle telefoto e per le riprese televisive, uffici per i cronometristi, per i direttori e i giudici di gara.
In un edificio, costruito a cavallo tra le vasche olimpiche e quelle riservate per la scuola nuoto, sono stati allestiti due bar-tavola calda, uno dei quali con ampio spazio scoperto è riservato ai nuotatori mentre l'altro, nettamente separato dal primo, è riservato al pubblico che può inoltre accedere ad un grande terrazzo panoramico.
L'impianto è munito di un ampio solarium e di 150 spogliatoi a rotazione ed è normalmente aperto al pubblico, fatta eccezione nei giorni in cui hanno luogo manifestazioni sportive e nelle ore riservate agli allenamenti. La sua capacità ricettiva è di circa 3.000 bagnanti al giorno.
Un ampio cunicolo sotterraneo unisce il complesso alla preesistente piscina coperta, che durante i Giochi fu riservata agli atleti per tenersi in movimento immediatamente prima delle gare. Questa piscina, progettata dall'Arch. Prof.
Enrico Del Debbio, è contenuta in una vasta aula di metri 62 X 36, a soffitto piano ed è illuminata lateralmente da un'ampia apertura a vetrate che va dal pavimento al soffitto. Sul lato opposto, sei ordini di gradoni possono ospitare il pubblico che può anche usufruire di una balconata comunicante direttamente con un salone, che può anche servire da sala di ritrovo. La vasca, di m 50x18, è rivestita da lastre di marmo e lo spazio libero intorno alla vasca è pavimentato a mosaico di marmo bianco e nero, decorato con motivi acquatici. Anche la parete di fronte è rivestita di mosaico di marmo e decorata, al sommo, da una fascia di scene mitiche a mosaico colorato.
La realizzazione dello Stadio del Nuoto richiese notevoli quantitativi di materiale, del quale riportiamo alcuni elementi di maggior rilievo: cemento, q.li 41.000; ferro, q.li 10.000; travertino in lastre, mq. 17.000; cristalli, mq. 2.000; impermeabilizzazioni, mq. 20.000; movimenti di terra, me. 100.000.
I lavori, eseguiti dalla Società Ingegneri Loy-Donà e Brancaccio, furono iniziati nell'autunno del 1957 e il complesso fu inaugurato nella primavera del 1960 con un incontro internazionale di nuoto: Italia-Inghilterra-Finlandia.

Riepilogo dati tecnici:

  • vasca olimpica: di m. 25 X 50 con profondità da m. 1,80 a m. 2;
  • vasca tuffi: di m. 18 X 20, ha una profondità da m. 4,50 a m. 5, con due trampolini elastici da m. 3 e due da m. 1, con piattaforme da m. 1-3-5-7,50 e 10. La piattaforma da m. 10 è raggiungibile con apposito ascensore;
  • piscine per scuola nuoto: una da m. 25 X 12,50 con profondità di m. 1,20-1,40, un'altra di m. 4 X 12,50 con profondità di m. 0,90-1, ed infine una di m. 20 X 10 con profondità di m. 1,20.

Stadio dei Marmi

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Lo Stadio dei Marmi, costruito nel 1936, su progetto dell'Arch. Prof. Enrico Del Debbio, evoca l'immagine di uno stadio ellenico. Il serto delle 60 statue che incorona, al sommo, lo spalto dello stadio, ne costituisce la caratteristica principale. Ciascuna statua è alta m. 4 ed è collocata su dei blocchi cilindrici di m. 2 di diametro e di m. 1,20 di altezza.
I dieci gradoni formano una scalea continua, salvo due interruzioni, e coprono mq. 5.000, permettendo di accogliere circa 15.000 spettatori. I blocchi di marmo che compongono i gradoni sono stati lavorati a grosse punte e danno all'insieme un carattere speciale che giustifica l'appellativo di Stadio dei Marmi.
In occasione dei Giochi della XVII Olimpiade, il sistema tecnico sportivo fu sensibilmente modificato. Il campo di gara subì un rifacimento totale. Le soluzioni resero il campo del tutto efficiente. Le pedane e la pista di m. 400 di sviluppo, a sei corsie, furono ricostruite infatti con il concetto di omogeneizzare i manti superficiali e renderli così più adatti ai diversi usi cui vengono sottoposti nelle diverse discipline atletiche. Pertanto le tradizionali forme di pedane e piste furono sostituite da grandi spiazzi in tennisolite, permettendo un più razionale utilizzo delle installazioni.
Durante le Olimpiadi, il campo erboso dello Stadio dei Marmi fu utilizzato per le eliminatorie del torneo di hockey su prato e per il preriscaldamento degli atleti in attesa di essere chiamati in gara allo Stadio Olimpico. Lo spostamento in entrata e in uscita con lo Stadio Olimpico avveniva attraverso un sottopassaggio vasto e comodo; una serie di collegamenti elettrici e telefonici fu installata per le chiamate in campo degli atleti.
I servizi, gli spogliatoi, i magazzini, sono installati nei due padiglioni sorti a ciascun lato dell'entrata. Sotto le gradinate sono stati costruiti 36 spogliatoi che, dotati di docce e di servizi igienici, hanno ospitato gara per gara, tutti i partecipanti alle gare olimpiche di atletica leggera.

Riepilogo dati tecnici:

  • campo di gioco, superficie di mq. 14,000; dimensioni: m. 63 X 103;
  • pista: m. 400 di sviluppo con 6 corsie.

 

Zona Sportiva Acquacetosa

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La necessità di dotare Roma di un centro adeguato alle esigenze sportive sempre più incalzanti per la Capitale, consigliò a suo tempo il Comitato Olimpico Nazionale Italiano di creare un complesso di opere nella zona dell'Acqua Acetosa. Questa zona si estende a Nord-Est della Capitale, sulla riva sinistra del Tevere a circa km. 2 dal Centro Olimpico del Foro Italico, a km. 1 dal Villaggio Olimpico, dal Palazzetto dello Sport e a circa km. 4 dal centro urbano. L'idea nacque allo scopo di favorire la formazione dei giovani desiderosi di sottomettersi ad un allenamento di razionale specializzazione. Il progetto dell'Arch. Annibale Vitellozzi, fu realizzato su una superficie di mq. 220.000; i lavori furono diretti dagli Ingegneri Magrelli, Lombardi, Androsoni. Gli stessi impianti, che presentano perfette caratteristiche tecniche, sono stati di grande utilità per i Giochi Olimpici, durante i quali gli atleti vi hanno effettuato i loro quotidiani allenamenti, con una frequenza di circa 2.000 atleti-giorno.
La zona sportiva dell'Acquacetosa, particolarmente curata nella sua vegetazione che conta più di 30.000 alberi, dispone di nove terreni per i giochi del calcio, del rugby e dell'hockey su prato nonché di altri quattro terreni per i giochi collettivi. Inoltre dispone di una piscina di m. 50 X 20 e di una vasta palestra per gli sport al coperto. Naturalmente tutti gli impianti sono dotati dei servizi più moderni con spogliatoi, sale massaggi, sauna, uffici, magazzini, depositi per materiali ed apparecchiature sportive, ecc. Al centro del grande complesso si eleva l'edificio destinato alla sede degli studi di medicina sportiva.

Riepilogo dati tecnici:

  • area complessiva: mq. 220.000;
  • piscina: di m. 50 X 20, profondità m. 2 circa, dotata di un perfetto impianto di depurazione dell'acqua;
  • 5 campi di calcio, 3 campi di rugby, 2 campi di hockey su prato, un campo di base-ball ed altri campi minori;
  • 1 palestra coperta di m. 40 x 20 per la ginnastica con annesse quattro palestre per atletica pesante, fornite di sauna e spogliatoi;
  • 1 complesso di 4 altre palestre per insegnamento teorico ed esercitazioni pratiche;
  • 1 edificio-ostello per atleti composto da due gruppi di nuclei-letto per un totale di 100 posti ed un gruppo servizi di cucina, ristorante, bar, soggiorno;
  • 1 edificio creato per la sede centrale dell'Istituto di Medicina Sportiva;
  • 1 edificio sede del Direttore del campo; - 2 case per i custodi; - zone per il vivaio dei fiori e delle piante.

 

Poligoni di Tiro

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Il Poligono olimpico sorge sulla stessa area dell'ex Poligono Umberto I in viale Lazio, di cui resta soltanto il fabbricato riservato ai servizi, ovviamente rimodernato. Costruito secondo i più moderni dettami della tecnica, su progetto dell'Arch. Maurizio Clerici (direttore dei lavori l'Ing. Giulio Palmonella), il Poligono comprende due distinti impianti di m. 88 X 56. Uno dei due settori è riservato alle gare di tiro da m. 50 e dispone di una tettoia di m. 10 di luce, lunga m. 88, per complessive 40 linee di tiro. Tre enormi muri in cemento armato rivestiti di legno ed un muro di fondo alto m. 6,50 e largo m. 1,50, ne assicurano la necessaria protezione.
Fu realizzato un sistema di controllo-bersagli comandato direttamente dal posto del tiratore per mezzo di una serie di tiranti azionati da un motorino elettrico su cui scorrono i bersagli, montati su un apposito carrello. Il sistema di riportare meccanicamente il bersaglio al tiratore fu di grande utilità, specialmente durante gli allenamenti, per la possibilità data ad ogni tiratore di poter controllare colpo per colpo; mentre in gara esso permise un rapido svolgimento dei tiri ed un risparmio considerevole di tempo e di personale addetto ai bersagli.
Il tiro a m. 25 fu realizzato alle spalle del primo muro para-palle e comprende due zone, una per la pistola libera ed una per il tiro alla pistola del pentathlon.
Anche in questo poligono i bersagli furono azionati per mezzo di un dispositivo elettrico. Per le gare di tiro con fucile a m. 300 si ricorse alla costruzione di un poligono a Cesano, a circa km. 25 dal Centro Sportivo del Foro Italico.
Il poligono di Cesano della Scuola Italiana di Fanteria fu sottoposto a particolari opere tra cui l'allestimento di una tettoia per 58 linee di tiro, nonché la costruzione di una fossa per i bersagli mobili. L'impianto fu dotato di tutti i servizi utili per le gare e necessari per gli atleti e per il pubblico, nonché degli indispensabili collegamenti.
Le gare di tiro al piattello si svolsero nel campo di Tiro a volo Lazio, situato in via Eugenio Vajana 21, nelle immediate adiacenze del Piazzale delle Muse a circa km. 1 dal Villaggio Olimpico.
L'impianto, completamente ripristinato e dotato delle più moderne macchine di lancio, ricopre un'area di poco superiore ai mq. 5.500 e dispone di uno spazio riservato al pubblico con una possibilità di ricezione per circa 2.000 persone, parte delle quali sistemate su un'ampia terrazza ricavata sopra l'edificio sociale.