IL CENTRO OLIMPICO DELL'E.U.R.

L'E.U.R. divenne la sede ideale di un insieme d'impianti sportivi costruiti per rispondere alle necessità specifiche della XVII Olimpiade ed alle esigenze sportive sempre più pressanti della Capitale.
L'idea di questo complesso monumentale risale al 1935 in previsione dell'Esposizione Universale di Roma (E.U.R.), denominata « Olimpiadi della Civiltà» e meglio conosciuta sotto l'abbreviazione di « E. 42 ».
Il progetto dell'« E. 42 » fu impostato sugli schemi delle città romane che, ancor oggi, sono alla base di ogni piano urbanistico degno di questo nome.
Si preferì, in quella occasione, creare ex novo un grande quartiere nello stesso tempo classico e moderno, mirando a due obbiettivi: organizzare l'eccezionale Esposizione e poi, a manifestazione compiuta, utilizzare gli edifici per un più dignitoso assetto di istituti culturali, artistici e ricreativi. Così nacque un complesso veramente imponente, composto di maestosi edifici tra i quali i più noti sono: il Palazzo dei Congressi, il Palazzo delle Scienze, quelli delle Arti Antiche, della Civilizzazione Italiana e delle Tradizioni Popolari, tutti di grande valore stilistico ed architettonico e sedi attuali di importanti associazioni, di istituti culturali e di musei.
Gli avvenimenti bellici fecero cadere la finalità immediata dell'allestimento dell'Esposizione ed il conflitto mise ugualmente termine alla realizzazione totale di un nuovo quartiere. Ad ogni modo l'opera realizzata non fu completamente perduta: il piano primitivo fu ripreso immediatamente dopo la guerra dalla Direzione dell'E.U.R., nella persona del suo Commissario Prof. Virgilio Testa ed in gran parte realizzato in armonia ai temi d'impostazione del nuovo centro urbanistico, non ultimo e non meno importante quello dell'attrazione dei romani verso il mare. Palazzi, ville, alberi, scalinate, decorazioni, portici, terrazze, esedre, parcheggi e fontane artistiche completano il moderno e monumentale quartiere dell'E.U.R. che, nato per le «Olimpiadi della Civiltà», si apprestò ad offrire le risorse del suo incomparabile decoro artistico ai Giochi della XVII Olimpiade.

Palazzo dello Sport

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Il Palazzo dello Sport è sorto sulla collina che sovrasta il lago artificiale e da cui si domina tutta la zona dell'E.U.R. Il viale Cristoforo Colombo, dopo aver scavalcato il lago stesso, lo aggira delimitando così un'area dove, oltre all'impianto sportivo, sono compresi ampi parcheggi e zone a giardino. La Direzione dell'E.U.R. ha completato ed abbellito questa nuova costruzione creando sotto il palazzo una caratteristica fontana che attraverso una serie di successive cascate in una armoniosa cornice di verde alimenta le acque del lago, appositamente costruito per una lunghezza di circa m. 900.
Il Palazzo dello Sport, che appare sullo sfondo della fontana, è stato progettato dai Professori Ing. Pierluigi Nervi e Arch. Marcello Piacentini, con la collaborazione degli Architetti Ezio Cosolo e Annibale Vitellozzi. La Società Anonima per Costruzioni Ingegneri Nervi e Bartoli eseguì le opere in cemento armato, mentre l'impresa Vincenzo Angrisani realizzò le opere murarie e di rifinitura. La direzione dei lavori fu affidata all'Ing. Gustavo Baracchi.
Al Prof. Nervi si deve soprattutto lo studio e la realizzazione delle strutture in cemento armato che, mentre assolvono alla loro funzione statica, hanno il merito di conferire all'edificio il particolare aspetto di arditezza ed eleganza che ne sono le caratteristiche principali. La maggior parte delle strutture in cemento armato è stata realizzata fuori opera attraverso un accurato procedimento di prefabbricazione. Prefabbricati sono tutti gli elementi della cupola, composta da 144 nervature i cui fianchi sono ampiamente e regolarmente finestrati, così ottenendo, oltre ad una notevole riduzione del peso, anche la possibilità di immettere attraverso le finestre l'aria necessaria al condizionamento del vasto ambiente.
Attraverso queste aperture è inoltre diffusa nella sala la luce di ben 1.800 lampade fluorescenti sistemate nell'interno delle nervature ed accuratamente nascoste alla diretta vista del pubblico. La illuminazione della cupola rappresenta senz'altro uno degli aspetti più suggestivi della grande sala.
Con lo stesso procedimento di prefabbricazione, sono stati impostati tutti gli elementi che compongono le gradinate, i fusi esterni di facciata, dell'altezza di circa m. 10, che sorreggono l'immensa vetrata perimetrale affiancante la grande galleria che gira attorno alla sala.
L'acustica dell'ambiente è stata particolarmente curata ed è tale da consentire la possibilità di organizzare anche manifestazioni musicali.
Esternamente l'edificio si presenta avvolto da una superficie vetrata a tutta altezza, interrotta solo dai fusi in cemento armato che sostengono la copertura perimetrale e dalle nervature di una snella struttura in alluminio anodizzato naturale.
La copertura della cupola è stata eseguita in lastre di alluminio anodizzato color verde chiaro con l'interposizione di speciali, leggerissimi pannelli termoassorbenti aventi il compito di proteggere la struttura dalle escursioni termiche.
L'area dei giochi, del diametro di m. 45, è atta ad ospitare tutte le riunioni sportive al coperto e si presenta rivestita con un parquet in legno.
Il Palazzo dello Sport è circondato da un selezionatore con ampi cancelli in corrispondenza delle grandi scalee esterne. II pubblico, smistato al selezionatore, accede direttamente alla prima gradinata attraverso la galleria perimetrale, o alla seconda galleria, attraverso scale interne che portano ad un vasto ripiano anulare. Tanto per la prima quanto per la seconda gradinata, l'accesso ai posti avviene dall'alto con possibilità quindi di immediata localizzazione dei posti disponibili.
Un settore particolare, con ingresso da una delle grandi scale esterne, è riservato alle autorità ed alle tribune d'onore, con una capacità complessiva di 420 posti, oltre a 196 posti riservati alla stampa. La tribuna stampa è direttamente collegata con una vasta sala al piano terreno di mq. 500 di superficie, corredata di telefoni, ufficio telegrafico, telefoto, telescriventi, bar, ecc. Per i telecronisti è riservata una serie di 12 cabine a vetri in sala a monte dei posti stampa.
La capacità complessiva del Palazzo raggiunge nel caso di manifestazioni di pugilato 15.000 posti tutti a sedere, selezionati da ampie gallerie di smistamento e corredati da guardaroba, bar e servizi igienici.
Il Palazzo dello Sport è dotato di moderni sistemi di segnalazione sincronizzati con i cronometri dei giudici e con quelli dei cronometristi, oltreché con tutte le altre apparecchiature di segnalazione e di controllo quali si richiedono in un impianto moderno del genere.
Gli atleti sono ospitati nel sottotribuna in 20 grandi spogliatoi completi di docce, sale massaggi e sale mediche; così come i giudici di gara hanno a disposizione sale di riunione, uffici e quanto altro possa occorrere per assolvere al loro compito nel modo più rispondente.
Il Palazzo dello Sport è dotato di uno dei più grandi impianti di condizionamento d'aria finora costruiti per sale di spettacolo. Il trattamento dell'aria della sala viene effettuato da 12 condizionatori posti sulla cupola, della portata di me h. 600.000. Essi immettono l'aria condizionata nella sala attraverso le ondulazioni della copertura, mentre la ripresa avviene sotto le gradinate, con ventilatori posti nella centrale termica. La sala stampa ha un impianto di condizionamento indipendente.
I lavori hanno comportato una spesa di 1 miliardo e 900 milioni di lire.

Riepilogo dati tecnici:

  • superficie coperta mq. 11.680;
  • cubatura me. 300.000;
  • diametro esterno m. 122;
  • diametro interno della cupola m. 100;
  • altezza dal piano di gara alla sommità m. 34,50;
  • potenza termica dell'impianto di condizionamento cal/h. 2.600.000;
  • potenza frigorifera dell'impianto di condizionamento fr h. 1.100.000.

Velodromo Olimpico

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Il Velodromo Olimpico all'E. U. R. è stato progettato dagli Architetti Cesare Ligini, Dagoberto Ortensi e Silvano Ricci, vincitori del bando di concorso indetto dal C. O. N. I. tra gli ingegneri ed architetti italiani. La preziosa collaborazione della Direzione dell'E. U. R. facilitò il compito della scelta del terreno.
L'opera nacque così nella zona del viale dell'Oceano Pacifico, su una superficie complessiva di mq. 65.000. I lavori furono diretti dall'Ing. Francesco Guidi.
Il progetto esecutivo fu studiato sulla base delle seguenti particolari caratteristiche: a) visibilità perfetta da ogni punto delle tribune che circondano l'anello della pista (problema di non facile soluzione in quanto la pista, cambiando in ogni suo punto di inclinazione, arriva specialmente in curva a pendenze di notevole entità); b) capienza per circa 20.000 persone divise nei quattro ordini di posti con servizi e spogliatoi rispondenti con l'anello della pista.
In altre parole la scelta della Commissione, oltreché ai pregi estetici, mirò con particolare attenzione all'aspetto funzionale che apparve subito evidente, specie nei riguardi dello studio dettagliato delle curve di visibilità. 11 gruppo degli spogliatoi è sorto in un'area esterna per ragioni funzionali ed è attrezzato in maniera moderna e completa con speciali recinti per gli stayers e collegato sia al quartiere corridori, posto in una delle lunette del campo, attraverso due sottopassaggi, sia alla pista attraverso un ampio raccordo.
Sono pure a disposizione spogliatoi collettivi per gli ufficiali di gara, per le giurie e per i frequentatori della palestra di educazione fisica e per gli atleti ciclisti in allenamento sui rulli. Il gruppo dei servizi si compone di 20 spogliatoi collettivi e singole cabine per una capienza totale di 300 corridori; tale gruppo è completato da locali di pronto soccorso, sale per massaggi, officine riparazione, ecc. La pista progettata dagli Architetti Clemens ed Herbert Schurmann è caratterizzata dal piano di scorrimento con pendenze crescenti dal suo asse minore all'asse maggiore in curva e soprattutto da particolari accorgimenti applicati nell'entrata e nell'uscita di curva allo scopo di evitare variazioni di sforzi in questi punti sia agli stayers sia agli sprinters.
La collaborazione dell'Istituto Sperimentale del Legno di Firenze, diretto dal Prof. Guglielmo Giordano, permise di individuare, attraverso una serie di prove di laboratorio, il legname idoneo e la scelta cadde sul legno Doussiè del Camerùn, materiale a fibra compatta e resistente agli agenti atmosferici ed agli attacchi dei funghi.
La costruzione della pista fu affidata, dopo l'esame delle diverse offerte di Ditte qualificate, alla carpenteria Bonfiglio di Milano, che aveva già costruito le piste del Vigorelli e del Palazzo dello Sport di Milano.
La sopraelevazione della pista parte dal rettilineo con una inclinazione di 9° e 59' e raggiunge il suo massimo in curva con 37^27' ed ha il rettilineo di una lunghezza di m. 64,70. Una curva speciale è ricavata nell'ingresso in pista per i corridori provenienti da corse su strada; l'ingresso si è ottenuto a mezzo di sottopassaggio posto sotto la tribuna dei « distinti ».
Il complesso sportivo ha una recinzione esterna dello sviluppo di m. 970 nella quale si aprono nove ingressi a controllo. In prossimità degli ingressi funzionano quattro gruppi di biglietterie con 15 sportelli ciascuna.
Sotto le tribune sono stati ricavati ampi spazi con tutti i servizi e i bar; nonché 12 cabine per radiocronisti, per gli speakers e per il direttore di gara, mentre sulla parte più alta in asse con la linea di traguardo è posta la cabina per il cronometraggio foto-finish.
I locali riservati ai giornalisti sono composti da una sala stampa, da una saletta di attesa, da 24 cabine telefoniche urbane e interurbane, sala telescriventi, uffici di accettazione telefonici, telegrafici, postale e per telefoto. Tali servizi sono completati da 14 linee interurbane, da 6 linee urbane e da 40 linee urbane sui tavoli stampa.
Particolare cura si è avuta nella illuminazione dell'interno dell'anello della pista, in maniera uniforme, con una intensità luminosa media di lux 300 e con una intensità luminosa circa doppia sulla linea di traguardo. Il complesso è munito di quadro di segnalazione, di impianto di segnalazione fotocellula, di orologi, di posta pneumatica, di foto-finish, ecc.
I lavori, eseguiti dall'Impresa Ing. Alarico Palmieri, furono iniziati il 10 agosto 1957 e il Velodromo fu reso agibile nella primavera del 1960.
II costo dell'intera opera è stato di 1 miliardo e 50 milioni di lire.

Riepilogo dati tecnici:

  • capienza, 20.000 spettatori, di cui 5.000 in piedi;
  • 600 Cavalletti di sostegno pista;
  • sviluppo anello alla corda, m. 400;
  • larghezza costante della pista, m. 7,50;
  • lunghezza del rettilineo, m. 64,70;
  • corsia di riposo, m. 0,75;
  • sopraelevazione curve 37" 27 ;
  • massima sopraelevazione del rettilineo, 9° 55 ';
  • sviluppo recinzione esterna, m. 970 con 7 cancelli di entrata.

Piscina delle Rose

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Vicinissima al Palazzo dello Sport è sorta la Piscina delle Rose, che durante i Giochi di Roma fu destinata agli allenamenti ed alle prime eliminatorie del torneo di pallanuoto.
Anche questo impianto fu voluto dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano non solo per le esigenze olimpiche, ma soprattutto per le future necessità sportive della Capitale.
La Piscina delle Rose, progettata e diretta dall'Ing. Mario Riuso, misura m. 50 di lunghezza e m. 25 di larghezza e la sua profondità varia da m. 1,80 a m. 2 nella parte destinata al rettangolo di gara per la pallanuoto. L'impianto, costruito in cemento armato, è dotato di spogliatoi a rotazione (63 cabine) per uomini e donne allo scopo di consentire l'utilizzazione della vasca anche da parte del pubblico in periodi in cui l'impianto è libero da manifestazioni agonistiche.
La piscina è dotata di un modernissimo impianto per la depurazione dell'acqua e di 4 torri per l'illuminazione durante le gare notturne. Un apposito padiglione raccoglie altri spogliatoi riservati al personale, i locali destinati ai membri della direzione ed agli arbitri di gara, oltre ai servizi per il pubblico e, cioè, guardaroba, bar, ecc.
Ai 2.000 posti di tribuna esistenti, durante il periodo dei Giochi Olimpici furono aggiunti con installazioni provvisorie altri 1.850 posti.
All'esterno si estende un grande solarium interamente ornato di fiori, tra i quali dominano le rose. I lavori sono stati eseguiti dall'Impresa Ing. R. Nostini.
Il costo dell'opera è stato di 90 milioni.

Zona Sportiva Tre Fontane

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In considerazione della necessità di disporre di campi di allenamento in modo particolare per i Giochi della XVII Olimpiade, fu creata nell'area predisposta a parcheggio di automezzi riservato all'È. U. R., la zona sportiva Tre Fontane, analoga a quella sorta all'Acquacetosa. L'area, di mq. 170.000 e la sua particolare conformazione dettò al progettista Arch. Maurizio Clerici (direzione dei lavori degli Ingegneri Pagani e Lombardi), la soluzione delle due lunette che furono razionalmente sfruttate l'una con impianti completi per l'atletica leggera e il tennis e l'altra per campi di calcio, hockey, pallacanestro, pallavolo ed un completo stadio per il pattinaggio a rotelle. I due impianti sono divisi dalla via Cristoforo Colombo e sono denominati « Zona Ovest » e « Zona Est »: la prima dispone di un campo di hockey su prato, di un campo di rugby, di un campo di calcio con tribune per 5.000 posti; tre campi di pallacanestro, due di pallavolo e 8 campi per il gioco delle bocce.
Una speciale zona è riservata agli allenamenti ed alle gare di pattinaggio a rotelle e dispone di una tribuna che può ospitare 5.000 persone. Naturalmente ciascun campo è dotato di servizi per gli atleti e per il pubblico, di spogliatoi con docce, ecc.
Nella seconda zona, e, cioè, nella « Zona Est » sono stati ricavati tredici campi di tennis di cui uno centrale per competizioni minori, dotato di 600 posti. Inoltre vi è stata costruita una pista podistica di m. 400 a 6 corsie; un rettilineo coperto a 6 corsie, lungo 130 metri per gli allenamenti durante il maltempo, e vi sono state allestite pedane per i salti nonché per i lanci. Tutte le attrezzature sono dotate di spogliatoi e adeguati servizi e vaste zone verdi per la sosta e il riposo.

Basilica di Massenzio e Terme di Caracalla

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A completamento della serie degli impianti olimpici, furono utilizzati anche alcuni monumenti allo scopo di dare ai Giochi di Roma un più significativo e più spiccato carattere romano. Tra questi monumenti i prescelti furono la Basilica di Massenzio e le Terme di Caracalla.
La Basilica di Massenzio costituisce un complesso monumentale tra i più imponenti della zona archeologica di Roma. La costruzione, iniziata da Massenzio nel 303 d. C., fu interrotta dalla di lui morte avvenuta nel 312 nella battaglia ad Saxa Rubra vinta da Costantino. Questi completò nel 313 la Basilica con parte delle arditissime volte dell'altezza di oltre m. 35 dal suolo. Sotto queste volte furono collocate tre materassine e furono ricavati tutti i servizi di gara per il torneo di lotta greco-romana e lotta libera. Di fronte al piano delle materassine furono installate le tribune per il pubblico e per la stampa (i giornalisti ebbero a disposizione 20 cabine telefoniche); gli spogliatoi e i servizi per gli atleti (mq. 400 con 8 docce, 7 W. C. e 5 lavabi) furono ricavati in una zona immediatamente alle spalle del piano delle materassine, mentre i servizi per il pubblico trovarono posto sotto le varie tribune.
Tutto l'impianto fu dotato di un particolare sistema di illuminazione per le gare notturne offrendo uno spettacolo quanto mai suggestivo.
La ginnastica fu ospitata in un ambiente dallo scenario incomparabile e universalmente noto: le Terme di Caracalla, monumento eccezionale rappresentativo della grandiosità, della perfezione e della funzionalità raggiunte dall'architettura romana. Inaugurate nel 217 da Antonino Caracalla furono ritenute le più importanti dell'epoca per il complesso organico di piscine, calde e fredde, palestre coperte e scoperte, sale di ginnastica, di lotta, di ritrovo, eccetera.
L'impianto per i Giochi della XVII Olimpiade fu eretto con elementi provvisori nella palestra laterale sinistra guardando il boccascena dell'attuale teatro lirico. Tutto il piano di gara restò completamente libero alla visuale in virtù di un sistema di travi di m. 40 di luce poggianti su quattro piloni e mediante sostegni laterali che avevano il gravame di staccare ciascuna opera nuova dalle antiche mura in ossequio ad un preciso vincolo della Sovraintendenza ai Monumenti.
Il campo di gara di m. 36 X 18 fu opportunamente studiato allo scopo di rendere quanto più agevoli possibile sia gli spostamenti degli atleti da un attrezzo all'altro, sia la posizione dei giudici.
Gli spogliatoi ricavati in mq. 350, le sale per la giuria e tutti i servizi, compreso quello del bar e del pronto soccorso, furono ricavati tra le antiche mura; così fu anche per i servizi stampa. L'illuminazione del campo di gara fu effettuata direttamente da cassettoni inseriti nel controsoffitto della copertura.
Circa 5.300 persone poterono prendere posto nelle apposite tribune, mentre per la stampa furono riservati 102 posti. Gli adattamenti e le installazioni sportive furono progettate dall'Arch. Maurizio Clerici e dirette dall'Ing. Pasquale Androsoni.

Il percorso della maratona

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Per la prima volta da quando vivono le Olimpiadi moderne, la maratona non ha avuto inizio e conclusione allo stadio principale. Roma preparò per questa spettacolare gara un percorso attraverso le glorie della classicità, con arrivo all'Arco di Costantino. Al traguardo di partenza, data ai piedi della grande scalea del Campidoglio, fu allestita una grande tettoia nel cui ambiente furono sistemati lettini di riposo e spogliatoi collettivi. Lungo il percorso furono organizzati dei posti di ristoro che all'atto pratico risultarono anche superiori alle necessità degli atleti. Il percorso fu ricavato lungo la via dei Fori Imperiali, via dei Trionfi, via delle Terme di Caracalla, viale Cristoforo Colombo fino a km. 2,500 oltre il Grande Raccordo Anulare, ritorno fino al G. R. A., Raccordo Anulare,via Appia Antica, Piazzale Numa Pompilio, Via delle Terme di Caracalla, via dei Trionfi, Arco di Costantino (arrivo) per complessivi km. 42,192.
Nel grande vialone di arrivo in via dei Trionfi furono sistemate tribune per 12.000 posti, mentre sulla linea di traguardo, apposite tribune stampa con 20 cabine telefoniche, sala telescriventi e postazioni RAI-TV furono a disposizione dei giornalisti e dei radio-telecronisti. Due grandi tende di pronto soccorso, un autobagno, un complesso igienico d'emergenza ed altri servizi vari completarono l'attrezzatura. L'intero comprensorio dell'Arco di Costantino fu recintato e soggetto a controllo.
Gli impianti per gli sport equestri  Nell'incomparabile scenario di Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, tradizionale teatro di Concorsi ippici, fu ospitato il Gran Premio di Dressage ed il Gran Premio di Salto ad Ostacoli individuale. Questo meraviglioso anfiteatro fu la sede ideale e non presentò alcun particolare problema nemmeno dal punto di vista logistico, considerata la vicinanza al Villaggio Olimpico.
Le tribune furono innalzate con attrezzature provvisorie ed eguale metodo fu seguito per la sistemazione dei servizi di gara e di quelli riservati al pubblico.
Con questi accorgimenti la capienza di Piazza di Siena raggiunse 15.000 posti.
La stampa ebbe a disposizione 10 cabine telefoniche di cui 6 interurbane.
I Pratoni del Vivaro ospitarono il « completo » di equitazione. La zona si estende nei pressi di Rocca di Papa in una vallata tra la via dei Laghi e la via Latina, per una lunghezza di circa km. 10 e copre una superficie di circa ha. 133, tra una cornice di montagne.
La località, che dista da Roma circa km. 35, fu scelta per la particolare varietà di andamento del terreno che risultò adattissimo alle esigenze delle prove, per le vaste estensioni di prati erbosi ed ostacoli naturali.
I Pratoni del Vivaro, situati ad una altezza media di m. 500 sul livello del mare, garantiscono anche nei periodi più caldi un clima ideale, con temperature che non superano i 25-26°.
Sui terreni dei Pratoni del Vivaro furono costruiti alcuni servizi a carattere permanente, ampliati e completati in occasione dei Giochi con strutture a carattere provvisorio. In particolare vi si costruì una palazzina ove furono concentrati tutti i servizi di gara, una serie di scuderie per ospitare 120 cavalli, di cui 40 in un fabbricato con caratteristiche definitive e 80 distribuiti in tre blocchi di scuderie realizzati con elementi di cemento armato prefabbricato.
Annesso ai servizi per i cavalli, fu edificato un complesso destinato ai magazzini, materiali, foraggi, infermeria veterinaria, alloggio e servizi cucina e ristoro per il personale di servizio.
I partecipanti alla gara olimpica di Pentathlon Moderno effettuarono la prova equestre dei 5 km. nella zona di Passo Corese. La località, a km. 35 da Roma, assicurò il perfetto svolgimento della prova; d'altra parte il percorso disponeva di attrezzature già collaudate da una serie di manifestazioni di rilievo a carattere internazionale.

Il Lago Albano per le regate remiere

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Il Lago Albano, sulle cui acque si specchia Castelgandolfo, fu prescelto dalla Commissione Esecutiva del C. O. N. I. su parere favorevole del Ministro dei Lavori Pubblici, per lo svolgimento delle gare di canottaggio e di canoa. D'altra parte fin dal 1903 molte competizioni remiere assai impegnative, dai Campionati Italiani ai Campionati Europei, furono disputate su questo caratteristico specchio d'acqua, nato nel cratere di un antichissimo vulcano.
Il lago si trova a m. 293 al di sopra del livello del mare ed ha una circonferenza di km. 10 ed una profondità massima di m. 170. Va rilevata la sua particolare conformazione ad anfiteatro che consente a migliaia di spettatori di assistere ad ogni fase delle gare. I lavori si iniziarono sotto l'egida del Ministero dei Lavori Pubblici nell'estate del 1959. Si dovettero affrontare contemporaneamente i grossi problemi delle strade di collegamento con le vie di grande comunicazione, della strada di collegamento tra i traguardi di arrivo e partenza, delle installazioni per le tribune, le giurie, il cronometraggio, ecc.
Data l'immediata sensibile profondità del lago a pochi metri dalla riva, il problema di segnare le corsie creò notevoli ostacoli. Scartata l'idea di elementi galleggianti per il sostegno della segnaletica di corsa, si arrivò a realizzare, con particolare studio dell'Ing. Mario Peccia che ne fu il progettista, uno dei campi di gara più idonei tra quelli sinora esistenti.
Alla visita di controllo delle Commissioni tecniche della F. I. S. A. (del 4 ottobre 1959) e della L C. F. (dell'11 ottobre 1959), il campo di gara risultò tale quale avrebbe potuto essere una piscina di m. 2.000 con 6 corsie di m. 18 di larghezza segnate da boe, per il canottaggio, e con 9 corsie di m. 9 per la canoa.
I cavi di sostegno delle boe corrono per m. 2.000 tirati da serie di argani (sistemati su piazzole in cemento armato) a m. 1,50 sotto il livello dell'acqua e le piccole boe, costituite da sfere di cm. 25 di diametro, in polistirolo e variamente colorate, furono poste ogni m. 12,50. Altri tre cavi di acciaio mantengono in tensione ortogonalmente tutto il sistema di funi.
Per le installazioni a terra furono create su progetto dall'Arch. Maurizio Clerici, tre zone e cioè: a) partenza, per la quale fu costruita una cabina allineatori a sbalzo sul lago, ma a contatto con le linee d'acqua; b) vogatori, per i quali fu realizzato un nucleo fisso utilizzabile anche dopo le Olimpiadi, ed un nucleo provvisorio per le necessità contingenti. Il nucleo fisso comprende una rimessa per imbarcazioni di canottaggio (mq. 820) ed una rimessa per le canoe (mq. 288), spogliatoi, pronto soccorso, uffici, bar. A questo nucleo furono aggiunti 19 capannoni di mq. 105 ciascuno con 3 docce con acqua calda e servizi igienici; c) arrivo; nella zona adiacente furono impiantate tribune fisse per 2.000 posti riservati alla stampa e TV, alle autorità e al pubblico. Inoltre furono attrezzate tribune provvisorie per 8.000 posti ed una sala stampa provvisoria con 20 cabine telefoniche. Una altissima torre in acciaio dotata dei più moderni impianti di controllo e segnalazione fu innalzata per i servizi telescriventi, ciclostile, giuria, foto-finish, verbale risultati, fotografi, eccetera. Nella stessa zona di arrivo sono state costruite una sala per riunioni, una tribunetta per giudici ed arbitri, un porticciolo per il ricovero dei motoscafi in servizio alle gare, un pontile per le premiazioni e tutti i servizi per il pubblico, dall'ufficio postale al pronto soccorso, all'ufficio informazioni, al bar, eccetera.
Di particolare interesse l'esecuzione delle tribune per il pubblico per cui fu necessario risolvere il problema evitando di interrompere la continuità paesistica del lago. Infine furono predisposti due parcheggi di cui uno interno all'impianto per gli automezzi di servizio; i lavori furono diretti dall'Ing. Giuseppe Zanon.

Riepilogo dati tecnici:

  • cavi di sostegno m. 26.000;
  • boe piccole n. 1.500;
  • boe grandi n. 10;
  • zatterini starter canoa n. 24;
  • zatterini starter canottaggio n. 6;
  • zatterini sbarco in pontili n. 8;
  • pontile premiazioni n. 1.

I percorsi delle gare ciclistiche

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Il ciclismo su strada fu organizzato per la gara a squadre sul percorso del Viale Cristoforo Colombo con partenza ed arrivo dinnanzi al Velodromo Olimpico e per la gara individuale su strada sul circuito di Grottarossa, un quasi perfetto triangolo formato dall'inizio della via Flaminia e dalla parte terminale della via Cassia.
Per la gara a squadre furono allestite nelle immediate vicinanze del Velodromo capaci tribune per 7.500 posti. Nella zona antistante il Velodromo, i cui servizi furono utilizzati per le esigenze tecnico-organizzative della gara, furono installate le sistemazioni per il pubblico. L'organizzazione di tutti gli impianti relativi alla gara su strada fu molto più complessa, stante la necessità di dover provvedere a tutte le esigenze interne ed esterne di gara, così come richiesto per il funzionamento di un qualunque stadio. Vi furono predisposte capaci tribune per 8.000 posti riservati al pubblico, mentre la stampa ebbe la possibilità di usufruire di 20 cabine telefoniche di cui 10 collegate con l'estero.
Il quartiere degli atleti fu sistemato in sommità della linea di traguardo di partenza e di arrivo, presso il quale furono installati i box destinati ad ogni nazione partecipante, con i relativi servizi di rifornimento e cambi di pezzi meccanici.
Come è noto, il circuito ha uno sviluppo leggermente inferiore a km. 15 e fu ripetuto 12 volte per un totale di km. 175. Sulla linea di traguardo fu innalzato un ponte a due piani per ospitare tutti i servizi (foto-finish, televisione, fotografi, eccetera). I tratti più pericolosi dovuti all'andamento del terreno furono opportunamente transennati, così come furono dotate di transenne le zone organizzate a servizi di ristoro e di rifornimento.

Gli impianti sussidiari

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Un notevole gruppo di impianti sussidiari furono approntati e messi a disposizione per gli allenamenti degli atleti.
Stadio delle Terme: sorge nelle immediate vicinanze delle Terme di Caracalla in una zona alberata della Passeggiata Archeologica. Fu costruito negli anni 1938-39. Dispone di una pista di m. 400 di sviluppo, a sei corsie, di due pedane per il salto in lungo e triplo, di una pedana per il salto in alto, di una pedana per il salto con l'asta, di una per il lancio del giavellotto e di due pedane per 11 lancio del disco e del martello ed infine di tre pedane per il lancio del peso.
Stadio della Farnesina: è sorto nella zona del Foro Italico a circa km. 1 dal Villaggio Olimpico. È ampiamente attrezzato di servizi per gli atleti e il pubblico ed è destinato esclusivamente alla pratica dell'atletica leggera. Consistenza delle attrezzature: una pista di m. 400 di sviluppo, a 6 corsie; due pedane per il salto in lungo e triplo; una pedana per il salto con l'asta; una pedana per il salto in alto; due pedane per il lancio del peso; tre pedane per il lancio del disco e del martello; due pedane per il lancio del giavellotto; un tracciato per la corsa dei m. 3.000 siepi.

Stadio degli Eucalipti: costruito nei pressi della Basilica di San Paolo, a circa km. 9,500 dal Villaggio Olimpico, comprende, oltre ad un campo di calcio, impianti di atletica leggera: una pista di m. 400 a 6 corsie; due pedane per il salto in lungo e triplo, due per il salto in alto, una per il salto con l'asta, due per il lancio del disco e del martello, due per il lancio del peso, due per il lancio del giavellotto. L'impianto può ospitare circa 5.000 spettatori.
Stadio Militare « Silvano Abba »: allestito alla Cecchignola, a circa km. 14 dal Villaggio Olimpico, comprende, oltre un campo regolamentare per il calcio,le attrezzature necessarie per gare ed allenamenti di atletica leggera, con pista di m. 400 a 6 corsie.

Il Campo Vigili del Fuoco: è sorto nel comprensorio della Scuola del Corpo Nazionale Servizi Antincendio, nei pressi dell'Ippodromo delle Capannelle sulla via Appia Nuova. Il campo è completamente attrezzato per la pratica dell'atletica leggera, con pista di m. 400 a 6 corsie.
Stadio Stella Polare: giace al Lido di Roma nella Pineta di Castelfusano, a circa km. 30 dal Villaggio Olimpico e dista m. 500 dal mare. La consistenza delle attrezzature tecniche è data da un campo per il calcio, da una pista di m. 400, a 6 corsie, da una pedana per il salto triplo e in lungo, da una per il salto con l'asta, da due per il salto in alto, da due per i lanci del disco e del martello, da tre pedane per il lancio del peso. I servizi per gli atleti sono ubicati nella pineta e sono circondati da ampi spazi verdi per la sosta e il riposo. Lo stadio ha la possibilità di poter ospitare circa 10.000 persone.
Campi di Tor di Quinto: a km. 2 dal Villaggio Olimpico si trovano gli impianti di Tor di Quinto, che comprendono due campi per il calcio completi di spogliatoi, magazzini ed uffici indipendenti per ciascun campo.
Inoltre, un ulteriore gruppo di impianti sportivi fu utilizzato per gli allenamenti degli atleti, come palestre, campi di pallacanestro, sale per lotta e pugilato dislocate nelle varie zone della Città.

Gli stadi per il torneo di calcio

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Per il torneo olimpico di calcio, furono utilizzati gli stadi di Firenze, Grosseto, L'Aquila, Livorno, Pescara, Napoli, oltre, naturalmente, lo Stadio Flaminio in Roma. Nei predetti stadi fu disputato il girone eliminatorio per un totale di 24 partite. A Napoli ed a Roma ebbero luogo le semifinali. Al Flaminio si disputarono le finali per il 1° e 2° posto e la cerimonia di premiazione.
Riportiamo qui di seguito la capienza e la distanza da Roma degli stadi prescelti come sede del girone eliminatorio:
Firenze, Stadio Comunale: capienza 60.000 spettatori; strada statale Cassia, km. 300; distanza per ferrovia km. 316;
Grosseto, Stadio Comunale: capienza 18.000 spettatori; strada statale Aurelia, km. 183; distanza per ferrovia km. 188;
L’Aquila, Stadio Comunale: capienza 20.000; distanza complessiva da Roma km. 144, di cui km. 86 della strada statale Salaria fino a Rieti e km. 58 della strada statale Sabina; distanza per ferrovia km. 216 con collegamento diretto effettuato dalla « Freccia del Gran Sasso »;
Livorno, Stadio dell'Ardenza: capienza 25.000 spettatori; strada statale Aurelia km. 316; distanza per ferrovia km. 316;
Pescara, Stadio Adriatico: capienza 21.000 spettatori; strada statale Tiburtina Valeria km. 236; distanza per ferrovia km. 240;
Napoli, Stadio Fuorigrotta: capienza 90.000 spettatori; distanza complessiva da Roma km. 232, di cui km. 158 della strada statale Appia fino al bivio di Minturno e km. 74 della strada statale Domiziana; distanza per ferrovia km. 214.
Le regate veliche si svolsero nello specchio d'acqua del Golfo di Napoli e più precisamente nella zona prospiciente Santa Lucia.
Per far fronte alle necessità di ancoraggio e di ricovero sia delle imbarcazioni partecipanti alle Olimpiadi, sia di quelle dei turisti, furono attuate dal Ministero dei Lavori Pubblici, che anche qui fu particolarmente sensibile ai problemi dei Giochi, varie soluzioni tecnico-economiche, tutte atte a potenziare la capacità ricettiva dei porticcioli di Napoli. Il Ministero dei Lavori Pubblici, anche con il concorso finanziario del C. O. N. I., ampliò e rese più efficienti e sicuri i quattro porticcioli, e cioè Molosiglio, Santa Lucia, Mergellina e Posillipo.
Per quanto riguarda il Molosiglio, il progetto approvato e varato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici previde il salpamento della preesistente scogliera; la costruzione del molo di sopraflutto a gettata di scogliera, disposto a due bracci, per complessivi m. 225; la costruzione di un piccolo molo sottoflutto di m. 45, in corrispondenza della scogliera del Molo di San Vincenzo e, infine, la realizzazione di un pontile a giorno di m. 175 a ridosso del sopraflutto, che consentì piena tranquillità di ormeggio alle imbarcazioni olimpiche che fecero capo al Molosiglio.

I tabelloni segnaletici

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L'importante problema della diffusione dei risultati fu risolto con la costruzione di impianti speciali di segnalazione, a cura di Ditte specializzate.
Detti impianti, a funzionamento elettrico con comandi a distanza, consentirono al pubblico di conoscere i risultati delle gare con una tempestività mai raggiunta in precedenti Olimpiadi.
Vanno particolarmente ricordati i tabelloni elettrici, tuttora esistenti, installati in tre campi di gara, e cioè: Stadio Olimpico, Stadio del Nuoto, Campo di regate al Lago Albano.
Lo Stadio Olimpico dispone di due tabelloni installati in alto alle estremità dell'asse maggiore dello stadio. Ciascun tabellone di m. 15,70 X 7 è composto di un quadro luminoso di m. 12,97 X 6,50. Le centrali di comando, una per ciascun quadro, sono installate in apposito locale al disotto del quadro segnalatore.
Ciascun quadro è costituito da una incastellatura metallica portante 243 unità luminose disposte su 9 righe orizzontali di 27 unità per riga ed un orologio collegato all'impianto elettrico di misura dei tempi di gara. Ogni unità luminosa, delle dimensioni di cm. 35 X 49, è composta di 35 alveoli entro cui furono alloggiate 35 lampade da 125 V. 60 W. La lettera che impiega il maggior numero di lampade è la lettera « B ». In caso di totale accensione di tutte le unità si accenderebbero circa 3.000 lampade con un assorbimento totale di Kw. 180.
La centrale di comando è composta dei seguenti organi: - un dispositivo elettronico decodificatore che trasforma il codice telegrafico dinamico in codice statico a 35 elementi per il comando di ogni unità; - selettori rotativi per la selezione delle righe e delle unità; - relais per il comando ed il controllo dei selettori rotativi; - organi di manovra (inserzione, controllo, sicurezza, segnalazione), per la garanzia di buona efficienza dell'impianto e per il pronto intervento in caso di guasto; - alimentazione divisa in due settori: alimentazione lampade per una potenza di 200 Kw.; alimentazione della centrale in corrente continua a 60 V. e 14 Kw.
È possibile variare a mezzo di appositi trasformatori l'intensità luminosa, per garantire la migliore visibilità sui quadri in relazione ai valori dell'illuminazione ambientale, da quella diurna in pieno sole alla notte.
Il posto comando è costituito da un tavolo metallico sul quale sono fissati una telescrivente ed i pannelli di comando e di controllo. La scrittura nel tabellone può avvenire sia tramite la scrittura a mano per mezzo della tastiera, sia per mezzo di zone perforate. Mentre per la scrittura a mano la velocità è in relazione alle capacità dell'operatore, con le zone perforate si ottiene una velocità di 400 caratteri al minuto, così che la scrittura completa di tutte le 243 unità richiede circa 40 secondi. Il testo trasmesso può essere scritto sul tabellone a mano a mano che viene scritto sulla tastiera, oppure il testo può essere acceso sul quadro di segnalazione tutto in una volta alla fine della trasmissione. Questi impianti, del peso di t. 10 ciascuno, sono stati realizzati dalla Siemens.
Nello Stadio del Nuoto i tabelloni elettrici furono creati per la registrazione dei risultati sia del nuoto sia dei tuffi. L'impianto comprende: a) il quadro segnalatore luminoso; b) la centrale di comando.
Il quadro segnalatore è costituito da una incastellatura metallica portante di 270 unità luminose e 2 orologi di cui uno collegato con l'impianto elettrico di misura dei tempi di gara. Ogni unità è composta di un castelletto di cm. 20 X 28 con 35 alveoli contenenti altrettante lampade. La centrale di comando, installata su telai in apposito locale retrostante il quadro, è composta da: complessi selettori rotativi; complessi relais di comando e controllo; organi di manovra, inserzione, segnalazione e controllo: complesso di alimentazione a corrente alternata per circa Kw. 100, a corrente continua per l'alimentazione della centrale a 60 V. ' 14 Kw.
L'intensità è variabile per garantire la migliore visibilità e l'intelligibilità delle iscrizioni sul quadro nelle ore diurne e notturne.
La centrale trasmittente di comando a telescrivente consente sia la scrittura manuale sia quella meccanica per mezzo di zone perforate che possono essere direttamente preparate con la telescrivente inserita alla velocità di 400 caratteri al minuto, sia con testi preventivamente preparati in zona.
Per le gare di tuffi si opera con l'ausilio di altre apparecchiature: infatti all'attrezzatura del tabellone è inserito un altro complesso composto dai 7 seggiolini dei giudici di tuffi con tastiera per il punteggio e da un tavolo comando a disposizione del giudice arbitro. Il sistema funziona schematicamente così: invitati i giudici a votare essi danno il punteggio premendo i tasti relativi situati sul seggiolino; la votazione appare sul tavolo comando del giudice arbitro che, effettuate le medie, le invia direttamente al tabellone su cui appariranno.
Anche questo tabellone è opera della Siemens.
Al lago Albano fu installato un tabellone di minori proporzioni costituito da unità luminose direttamente comandate da un pannello su cui sono riprodotte le unità del tabellone. Il tabellone è un complesso di numeri luminosi direttamente funzionanti per mezzo di una serie di relais azionati da una tastiera.
Per la prima volta nella storia delle competizioni remiere si è adottato un tabellone elettrico che ha permesso, tra l'altro, di dare per le gare di canottaggio anche i risultati parziali ai 500, ai 1.000 ed ai 1.500 metri.
Di maggiore interesse tecnico, anche se di minore importanza costruttiva è il sistema di allineamento e partenza, eseguito mediante sei altoparlanti su cui è inserito un tema luminoso a disposizione dei giudici di partenza per i tre segnali regolamentari. Le attrezzature sono opera della Ditta Standard Elettronica Italiana.

Il Villaggio Olimpico

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Il 30 ottobre 1957, a conclusione di una serie di precedenti riunioni in cui erano state prese in esame varie soluzioni, l'apposita Commissione, presieduta dal Ministro Togni, sceglieva per la costruzione del Villaggio Olimpico la zona denominata « Campo Parioli », a Nord di Roma nel quartiere Flaminio.
Il 10 maggio 1958 fu dato inizio ai lavori con la solenne cerimonia della posa della prima pietra. Una pergamena con le firme delle Autorità e dei progettisti fu introdotta nell'interno di un cippo romano antico su cui fu incisa la dizione « Villaggio Olimpico 1960 »; il cippo romano è situato al centro del Villaggio Olimpico, le cui vie sono intestate ai grandi benemeriti dell'Idea Olimpica ed ai più valorosi campioni olimpici del passato.
Nell'attuazione del progetto generale, soltanto il 25 % dei 30.000 mq. della superficie totale è stato edificato, mentre il rimanente 75 % è stato utilizzato per la grande rete stradale. Il Villaggio, costruito dall'I.N.C.I.S. su progetto degli Architetti Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti, fu portato a termine a tempo di primato per l'azione propulsiva del Ministro dei Lavori Pubblici e la collaborazione del Comune e del C.O.N.I.
In questa sede si ritiene opportuno accennare alle opere realizzate dall'I.N.C.I.S. nell'ambito dell'edilizia ed a quelle realizzate dal C.O.R. (Costruzioni Olimpiche Roma) per completare l'efficienza del nuovo quartiere.
Le opere permanenti costruite dall'I.N.C.I.S. sono costituite da 33 edifici a due, tre, quattro e fino a cinque piani, per complessivi 1.348 appartamenti, 4.723 vani utili, 2.960 vani destinati ai servizi, il tutto per una cubatura totale di me. 582.568. Questi edifici hanno in comune la caratteristica di poggiare su pilastri di cemento armato (2.760 pilastri in totale) in modo da lasciare libero ed a tutti accessibile il piano terreno.
L'intero comprensorio è servito da km. 13 di strade asfaltate di larghezza variabile tra i m. 12,80 e i m.' 3,50. Strade, piazze e marciapiedi occupano una superficie di mq. 110.500; mq. 160.000 erano sistemati a giardino.
Il sottosuolo è percorso da km. 4 di tubazioni per il gas, da km. 5 di condutture elettriche, da km. 9 di condutture per l'impianto termico, da km. 5 di condotta principale per l'erogazione dell'acqua e, infine, da km. 20 di fognature.
Questo vasto complesso di opere, a cui si deve aggiungere la costruzione di quattro centrali termiche, seminterrate, fu iniziato nel settembre del 1958 e fu portato a termine nel giugno del 1960 con l'impiego di 33 imprese, 900 operai di media al giorno, 500.000 giornate lavorative ed una rilevante quantità di macchine ed apparecchiature per l'edilizia.
Il complesso degli edifici e degli impianti costruiti dall'I. N. C. I. S. risulta più che valido a soddisfare le esigenze di un vasto quartiere residenziale, destinato a nuclei familiari che vivono ciascuno in maniera autonoma. Altrettanto non poteva dirsi, però, per il periodo di tempo in cui gli stessi edifici ed impianti dovevano servire alle esigenze del tutto particolari di una comunità tanto numerosa come quella dei partecipanti ad una Olimpiade. Fu perciò necessario integrare le opere permanenti con altre assolutamente indispensabili, notevoli per mole e consistenza e cioè: — un padiglione per gli uffici di accoglienza, situato all'ingresso principale del Villaggio Olimpico, costituito da 4 corpi a losanga, di tipo prefabbricato a strutture tubolari metalliche rivestite in legno e faesite e ricoperte con materiale plastico, destinato ai servizi di accoglienza (informazioni e visitatori), di banca, postali e telefonici; questo padiglione occupava mq. 1.200; - dieci padiglioni-ristorante, allineati ai due lati del viadotto di Corso Francia, di m. 36 X 34, realizzati a strutture portanti in cemento con pareti in mattoni e grandi vetrate e ricoperti con trafilati metallici leggeri e lamiera ondulata; accoppiati specialmente per consentire il rifornimento delle scorte attraverso un solo corridoio d'accesso per ogni due ristoranti, ciascuno di essi aveva una cucina centrale, due saloni mensa, impianti frigoriferi ad una estremità ed impianti igienici dall'altra. L'area occupata dai padiglioni-ristorante fu di mq. 20.000 con una superficie coperturata di mq. 12.780; - magazzini dei vari servizi, dislocati in due zone site all'esterno di due opposti lati del Villaggio Olimpico, per non intralciare l'andamento del traffico all'interno ed all'esterno del Villaggio stesso. Complessivamente ne furono eretti 13 in capannoni di tipo unico e di lunghezza variabile.
Un primo gruppo di 4 capannoni fu destinato a deposito centrale dei viveri da un lato; dal lato opposto un secondo gruppo di 9 capannoni fu utilizzato a magazzino generale dei materiali, a mensa e docce per il personale inquadrato nella Sezione Villaggio Olimpico, a docce e saune per gli atleti, a boxes per la consegna ed il ritiro degli effetti personali dati dagli atleti alle lavanderie e, infine, a deposito del Servizio Dogana. I 13 capannoni coprivano una superficie di mq. 4.120.
Per isolare l'intera area del Villaggio Olimpico ed anche per isolare nell'ambito dello stesso Villaggio il quartiere femminile, le zone degli uffici, dei magazzini e degli alloggi del personale della Direzione del Villaggio Olimpico, fu impiegata rete metallica stampata, sostenuta da pali a traliccio di tondino di ferro su base in cemento. Questo tipo di recinzione, pur realizzato con una certa eleganza, poteva suscitare sensazioni poco piacevoli e fu perciò accompagnato lungo il suo sviluppo da un'alta siepe di piante rampicanti. Lo sviluppo complessivo della recinzione misurava m. 4.300 e richiese la posa in opera di 2.150 pali. Nella recinzione interna ed esterna furono posti 27 cancelli, molti dei quali provvisti di guardiola in legno a protezione del personale di vigilanza contro il caldo e la pioggia.
Le opere provvisorie sopradescritte furono realizzate in tempi diversi, scegliendo sempre installazioni di tipo prefabbricato che ne resero rapido il montaggio e permisero di poterne disporre ricorrendo al sistema economicamente vantaggioso della « fornitura a recupero ».