IL FILM OLIMPICO

Fin dalla primavera del 1959 si ravvisò la necessità di riunire un Comitato di registi, tecnici e giornalisti per lo studio dei problemi connessi con la realizzazione del film sulla Olimpiade di Roma.
Il Comitato esaminò, discusse e approfondì tutti gli argomenti; prese inoltre visione di tutti i più importanti film sportivi realizzati nel mondo fino a quel momento. I lavori furono riassunti in una prima bozza di sceneggiatura e furono soprattutto stabiliti contatti, da parte degli incaricati che ebbero successivamente confermato il compito di realizzare il film, con tutti i vari settori tecnici già operanti nell'organizzazione dei Giochi.
Infatti, in quel momento le grandi costruzioni che dovevano ospitare la Olimpiade, stavano sorgendo in Roma, e i tecnici cinematografici poterono veder nascere stadi e palestre e prevedere così quelle che sarebbero state le difficoltà da superare sia per le riprese cinematografiche sia per quelle televisive.
Anche i colori di certe installazioni e la parte coreografica della manifestazione furono esaminati in ogni dettaglio. Per fare un esempio, si suggerì di far dipingere le corsie galleggianti della piscina olimpica in giallo piuttosto che in bianco, con segnalazioni in nero, cosa che i regolamenti sportivi non impedivano e che avrebbero dato un miglior effetto nella ripresa a colori.
Una delle maggiori difficoltà fu quella di fotografare a colori in condizioni di luce che si potevano prevedere spesso quasi impossibili. Tutte le riprese delle competizioni negli interni e quelle in notturna dovevano svolgersi ai limiti di una illuminazione disposta per la sensibilità dell'occhio umano, e che sarebbe stata appena sufficiente per la televisione.
All'inizio del 1960 il C. O. N. I. affidò la realizzazione della produzione del film all'Istituto Nazionale L. U. C. E. e incaricò della regia Romolo Marcellini.
Per giungere a distribuire il film nel più breve tempo e non oltre tre mesi dopo i Giochi, fu necessario affrontare il problema maggiore, quello del montaggio. Per ottenere una rapida edizione del film, il montaggio fu esattamente previsto e sceneggiato come ogni altra normale produzione cinematografica.
Pertanto nei mesi di marzo-aprile 1960 furono eseguiti numerosi sopralluoghi e studiate le postazioni per le macchine da presa nei vari campi di gare, nonché furono girati provini a colori con luce artificiale, adoperando pellicola Ansco 125 Asa in mm. 16 e mm. 35 ed Eastmancolor in min. 35. Tali pellicole, sottoposte a sovrasviluppo, diedero risultati abbastanza soddisfacenti ed indicarono il limite di luce minimo da portare a 500 lux in luogo dei 350-450 esistenti. Con tale accorgimento fu possibile compiere riprese notturne a colori nello Stadio del Nuoto, Olimpico, Flaminio e al Velodromo.
In base alla sceneggiatura prevista ed agli studi eseguiti, nelle due settimane delle Olimpiadi ogni macchina da ripresa ebbe i suoi compiti precisati minuto per minuto ed ogni operatore seppe quali erano le riprese da compiere e quali gli obbiettivi da impiegare, con quali diaframmi e come e quando usare i trasfocatori.
Si sapeva già come distribuire e come spostare nei luoghi più opportuni determinati mezzi tecnici speciali, come i grandi teleobbiettivi e i a ralenti » a 150 fotogrammi, o dislocare i parchi lampade.
Non era possibile girare tutto di tutta l'Olimpiade, ma furono selezionati in base all'esatto calendario delle gare predisposto dall'Organizzazione, sia pure con un criterio di larghezza, gli avvenimenti e le gare essenziali. Una selezione ed un montaggio a priori dei Giochi Olimpici furono compiuti secondo le esigenze di uno spettacolo cinematografico.

Soggetto e sceneggiatura

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La necessità di integrare con i due mezzi di informazione quali la televisione e il cinema il grande avvenimento olimpico, fu attentamente considerata e fu ben chiaro fin d'allora che gli spettatori presenti negli stadi e nelle installazioni più moderne e suggestive, in un raduno che aveva come sfondo la città di Roma, non sarebbero stati soltanto i « centomila » di uno stadio. La platea degli spettatori si era dilatata col progresso della televisione a decine e decine di milioni nello spazio e nel tempo, oltre alle altre decine di milioni di spettatori ancora più attenti, raccolti ed esigenti, che le sale cinematografiche avrebbero convocato per assistere nel breve tempo di due sole ore alla colorata rievocazione dell'Olimpiade di Roma.
L'occhio degli obbiettivi della televisione e del cinema è stato dunque lo spettatore numero uno, ma molte ragioni di carattere tecnico derivanti dai regolamenti sportivi e dalle architetture realizzate, resero qualche volta assai laboriosa la dislocazione delle macchine da presa.
La regia del film stabilì un soggetto ed una vera e propria sceneggiatura, prevedendo con esattezza l'architettura generale e le proporzioni di ogni capitolo, studiando per ogni sequenza la dislocazione delle macchine da presa e disponendo per ognuna di esse il programma di lavoro. Ogni operatore e ogni unità di ripresa si recarono ogni giorno al proprio posto o nelle successive postazioni, con ]a dotazione di pellicola necessaria, conoscendo con assoluta esattezza che cosa si doveva riprendere delle gare e con quali mezzi tecnici. Naturalmente una ragionata elasticità connessa all'imprevisto, del resto prevedibile, fece parte del programma.
Altro problema assai grave fu quello dei trasporti e delle comunicazioni, che dovevano avvenire in momenti di grande congestione di traffico.
Il programma dei Giochi, sapientemente concepito in modo di non far svolgere contemporaneamente gli avvenimenti più importanti, ma attraverso una successione di crescente interesse spettacolare, facilitò l'intervento della regia, che potè in ogni momento spostarsi ed essere presente per intervenire nei successivi teatri di gara dov'erano già installati e predisposti macchine da ripresa e operatori.
Il complesso della troupe durante le riprese fu di 303 persone. (Prospetto 1). Fu una troupe eccezionalmente numerosa quando si pensi che in un film si impiegano nella produzione circa 40 elementi. Gli operatori a disposizione furono 35 con 70 assistenti e 60 macchinisti. Le macchine da presa a disposizione furono 40 più 7 macchine per le riprese al rallentatore; gli obbiettivi normali furono 200, 8 i trasfocatori, 12 i grandangolari e 100 i teleobbiettivi da mm. 150 a mm. 1.000.
Furono a disposizione macchine per riprese subacquee, gru, carrelli, vari camera-car attrezzati anche con generatori e lampade per eseguire le riprese notturne e due elicotteri.

Riprese notturne

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Un parco lampade fu dislocato nei vari stadi per aumentarne la luce già disposta, e in particolare sul percorso notturno della Maratona. Per dare un'idea dell'impiego di mezzi, basterà dire che furono adoperati nel complesso m. 30.000 (li cavo di varie sezioni. Si consideri che per la Maratona si doveva illuminare il Colosseo, l'Arco di Costantino e m. 200 dell'arrivo, oltre a Porta San Sebastiano, la tomba di Cecilia Metella e altri monumenti antichi sulla Via Appia dove si svolgeva la corsa.
Le gravi difficoltà delle riprese notturne, che fecero dedicare un anno intero in ricerche e provini da parte dei tecnici dell'Istituto L. U. C. E., vennero alla fine risolte con la realizzazione, da parte della Eastman Kodak, di un nuovo negativo della sensibilità di 50 Asa. Questo negativo a colori, che già aveva in partenza la sensibilità di una normale pellicola in bianco e nero, venne utilizzato, con un particolare e forzato sviluppo, a quasi 120 Asa negli stabilimenti di sviluppo e di stampa dell'Istituto Nazionale L. U. C. E., dedicati interamente in quel periodo allo sviluppo del negativo del film olimpico. Fu così possibile per la prima volta nella storia del cinema, di girare a colori nelle stesse condizioni dell'attualità in bianco e nero, ottenendo in tal modo risultati assai notevoli dal punto di vista del colore.

80.000 metri di pellicola

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Nel complesso furono impressionati per le riprese del film oltre m. 80.000 di negativo, incluse quelle eseguite in Grecia e lungo il percorso della Fiaccola da Olimpia a Roma, e compresi i provini, che furono molti e assai accurati, su tutti i teatri di gara. (Prospetto n. 2).
Un notevole metraggio fu dedicato agli allenamenti in Roma delle rappresentative partecipanti ai Giochi, al Villaggio Olimpico e a tutte le manifestazioni, agli spettacoli, alle feste, alle mostre che furono organizzate in quel periodo e che, per esigenze tecniche, non trovarono tutte una citazione nel film.
La principale difficoltà nel montaggio definitivo fu quella di stabilire che cosa dovesse essere eliminato onde tramandare della Olimpiade di Roma i momenti più drammatici vissuti da coloro che ne furono i veri protagonisti. Difatti il concetto che venne stabilito fu quello di raccontare nel film l'Olimpiade dei migliori.
Tutto il negativo girato fu stampato in bianco e nero e ordinato in sequenze.
Degli 80.000 m. ne furono scelti 12.000 e furono quindi stampati a colore. Su questi m. 12.000 fu compiuto dal regista, in collaborazione con il montatore Mario Serandrei, il taglio definitivo che portò il film a m. 4.000, pari a due ore e un quarto di proiezione. La diffusione mondiale del film fu affidata alla Società Cineriz.

Il commento musicale

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La musica del film, creata dal Maestro Francesco Lavagnino con la collaborazione del Maestro Armando Trovaioli, fu curata e discussa fin dal momento della sceneggiatura, in modo che di ogni capitolo fu in partenza stabilito il tipo di commento musicale, e di ciò si tenne conto sia nelle riprese sia nel montaggio.
Per alcune sequenze fu adottato un particolare metodo nella esecuzione del commento musicale, che venne direttamente concertato, concepito ed eseguito dagli autori con la collaborazione di orchestre di particolarissima capacità nella sala di sincronizzazione sotto la diretta ispirazione delle sequenze montate, in alcune speciali ed ispiratissime jam sessions che hanno indubbiamente e modernamente accresciuto taluni valori del film. Va infine ricordato che il finale del film fu commentato con l'intero Inno del Sole tratto dall'opera Iris del Maestro Pietro Mascagni (Edizione Ricordi).
La Grande Olimpiade impegnò a fondo la capacità dell'industria cinematografica italiana e senza dubbio tutti i collaboratori a questa opera vi portarono oltre alla loro competenza un vero spirito sportivo e tutto il loro entusiasmo.
Ecco l'elenco dei collaboratori che appare nei titoli di testa del film :

PRESCENEGGIATURA : Mario Craveri - Luigi Filippo D'Amico - Lionello De Felice - Giorgio Ferroni - Rino Filippini - Romolo Marcellini - Donato Martucci Sergio Valentini - Gualtiero Zanetti.

SCENEGGIATURA : Romolo Marcellini - Nicolò Ferrari.

TESTO : Donato Martucci - Corrado Sofia - Sergio Valentini.

FOTOGRAFIA : Aldo Alessandri - Francesco Attenni - Libio Bartoli - Cesare Colò - Mario Damicelli - Renato Del Frate - Vittorio Della Valle - Angelo Filippini - Rino Filippini - Mario Fioretti - Angelo Jannarelli - Luigi Kuweiller - Emanuel Lomiry — Angelo Lotti - Masino Manunza - Enrico Menczer - Ugo Nudi - Emanuele Piccirilli - Marco Scarpelli - Antonio Secchi - Renato Sinistri - Carlo A^eiitimiglia - Fausto Zuccoli.

ASSISTENZA TECNICA : Eliseo Caponera - Ennio Mongardini.

RIPRESE AEREE : Mario Damicelli con la collaborazione dei piloti Pennacchi e De Angelis.

AIUTO REGISTI : Fede Arnaud - Romualdo M. Battaglia - Giorgio Chiecchi - Daniele G. Luisi.

SEGRETARI DI PRODUZIONE : Carlo Giovagnorio - Giuseppe .lesné - Enzo Ragugini - Paolo Vitaliani De Bellis.

SEGRETARI DI EDIZIONE : Paolo Ambrosio - Elisabetta Barbieri - Clara Battaglia.

ORGANIZZAZIONE : Lello Buongiovanni - Renato Bettamio - Fulvio Palmini - Vico Vaccaro A. D. C.

MONTATORI : Jolanda Benvenuti - Alberto Verdcjo.

MONTAGGIO : Mario Serandrei.

COMMENTO MUSICALE : A. Francesco Lavagnino con la collaborazione di Armando Trovaioli.
Maestro Pietro Mascagni (Inno del Sole dall'opera Iris - Edizione Ricordi).

ESECUZIONE MUSICALE : Orchestra Cinefonica Italiana diretta da Carlo Savina.

DIRETTORE DI PRODUZIONE : Franco Galliano A. D. C.

REGIA : Romolo Marcelli