IL VIAGGIO DELLA FIACCOLA OLIMPICA

Nel secondo semestre del 1956, all'epoca in cui i dirigenti del C.O.N.I. tracciarono a grandi linee i problemi da affrontare e risolvere nel quadriennio olimpico, fu istituita anche la Sezione Fiaccola Olimpica. Con questo primo atto si provvide ad articolare il funzionamento della Sezione, alla quale furono dettate specifiche attribuzioni, e cioè: organizzazione della staffetta della Fiaccola Olimpica da Olimpia, via Siracusa, Taranto, Napoli, Castelgandolfo, a Roma; fornitura delle fiaccole; costituzione di Comitati locali; cerimonie nelle varie località attraversate; reclutamento tedofori e accensione, manutenzione e spegnimento della fiamma durante i Giochi. Non appena impostato l'organico operativo, la Sezione fornì la prima intelaiatura organizzativa costituendo un Comitato nel quale furono chiamati anche alcuni collaboratori che già avevano diretto il trasporto del Fuoco Olimpico da Roma a Cortina d'Ampezzo in occasione dei Giochi Invernali del 1956.
Successivamente, allo scopo di far convergere sul lavoro della Sezione l'interessamento e l'appoggio di vari Enti, il cui concorso si previde subito necessario, fu creata una Commissione centrale a far parte della quale furono invitati: Amedeo Maiuri, Soprintendente alle Antichità della Campania; Carlo Chiriachi, in rappresentanza del Ministero degli Interni e Leonida Turrini del Ministero della Difesa, con la Presidenza di Aldo Mairano, Presidente del Pentathlon Club Internazionale. Segretario della Commissione, Alfredo Maria Langellotti. (Prospetto n. 1).
Sulla base delle premesse tracciate in campo organizzativo, la Sezione elaborò un piano di lavoro che per gli anni 1957-58 previde la scelta del percorso, la compilazione delle tabelle di marcia, lo studio delle stazioni di cambio, nonché la scelta del tipo di fiaccola, del combustibile e dei vari tripodi. Nel piano di lavoro per il biennio 1959-60 figurò la ricognizione del percorso, la definizione e la designazione dei contrassegni delle stazioni di cambio, la costituzione delle varie Commissioni esecutive provinciali e dei Comitati Comunali, la collaborazione con le Società sportive e con le Forze Armate per il reclutamento di atleti necessari per la staffetta. Nei primi mesi di attività la Sezione sottopose ad un accurato esame lo studio degli orari di marcia, la compilazione dei programmi; intraprese contatti con i Comuni, con le Prefetture, con il Ministero degli Interni per la definizione delle cerimonie in programma nei centri urbani del percorso.

La scelta dell'itinerario

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Uno dei primi problemi in cui la Sezione si vide impegnata fu senz'altro quello della scelta dell'itinerario per il trasferimento del Fuoco da Olimpia a Roma. Per ragioni di tempo e per l'eccessiva lunghezza del percorso, non si ritenne opportuno adottare il criterio di avvalersi di un tracciato esclusivamente terrestre, che avrebbe dovuto risalire la penisola balcanica sino a Trieste per discendere per quella italiana sino a Roma. Dovendosi perciò adottare un itinerario promiscuo prevedente la traversata del Mar Jonio fino ad un porto della penisola, si abbandonò pure il progetto - che poteva sembrare più logico - di effettuare lo sbarco a Brindisi da dove il Fuoco avrebbe preso le mosse percorrendo la strada statale n. 7 fino a Napoli e Roma, per preferire invece un itinerario più aderente allo spirito dei Giochi. Si ritenne infatti opportuno improntare al particolare clima di classicismo, che indubbiamente diede ai Giochi del 1960 una sua fisionomia, anche l'itinerario e le modalità del percorso della Fiaccola. Si decise quindi di far correre la Staffetta su un itinerario che materialmente concretasse un ideale filo conduttore tra i due poli della civiltà classica, Atene e Roma, attraverso i luoghi della Magna Grecia.
La prima parte del viaggio avvenne interamente in territorio ellenico, e cioè: Olimpia, Pirgo, Patrasso, Corinto, Megara, Eleusi, Atene. Dallo Stadio Panatenaico della capitale ellenica il Fuoco fu trasferito alla volta del Porto di Turcolimano, al Falero e, via mare, giunse in Italia, a Siracusa, città fondata nel 734 a. C., che, al pari di Naxos, può essere considerata la prima colonia greca in Sicilia. Risalendo la costa ionica sicula e calabrese e quella tirrenica della Campania e del Lazio, il percorso toccò alcuni dei più famosi stanziamenti greci della Sicilia e della Magna Grecia: dopo Siracusa, Lentini (l'antica Leontinoi fondata nel 729 a.C.), Naxos, Messina, lo stretto tra Scilla e Cariddi, Reggio di Calabria, il fiume Halex (che secondo la leggenda offrì riparo ad Ercole), Locri (che nel 660 a.C. dette alla sua gente ed all'intera Grecia il primo Codice di leggi scritte), Crotone, Sibari, Siri, Metaponto e Taranto, il maggior centro della Magna Grecia.
Di qui, toccando Matera e Potenza, il Fuoco di Olimpia proseguì per l'antichissima Poseidonia sul Mare Tirreno, Pompei, Ercolano, Napoli e le strade per l'Acropoli di Cunia e quelle che costeggiano il Lago Averno fino a Minturno, Terracina, Castelgandolfo. A distanza di tanti secoli si rinnovava così idealmente la partecipazione di antiche città ai Giochi Olimpici durante i quali alcune di esse, per merito dei propri atleti, ottennero vittorie famose esaltate dagli antichi poeti. L'ultima parte del percorso fu prescelta tra luoghi storici che ancor oggi palpitano di vita operosa: la via Appia, i Fori, il Campidoglio fino allo Stadio Olimpico.
La Commissione « Fiaccola Olimpica », nella riunione indetta il 27 maggio 1958, esaminò una dettagliata relazione sulle operazioni dell'itinerario, sui concetti informativi della scelta e sul principio che orientò la soluzione dello sbarco a Siracusa. Nella stessa riunione furono altresì esaminate le modalità per la traversata dello stretto di Messina, per la determinazione del prototipo di fiaccola, diverso da quello in uso nelle Olimpiadi di Londra del 1948 e per la cui esecuzione fu dato incarico al Prof. Maiuri di fornire dati illustrativi su tipi di antiche fiaccole, così da poter disporre di elementi sufficienti di valutazione per la definitiva scelta.
Nel mese di luglio 1958 furono iniziate riunioni provinciali, presenti i Delegati del C.O.N.I. , allo scopo di illustrare la complessità ed il concetto delle operazioni relative alla staffetta e l'inquadramento organizzativo nell'ambito di ciascuna giurisdizione territoriale. In queste riunioni fu studiato il progetto della composizione della staffetta; fu esaminata l'opportunità di intraprendere i primi contatti con i pubblici poteri per l'organizzazione delle cerimonie all'ingresso di ciascuna Provincia; furono previste la costruzione di podi presso la stazione di cambio, la preparazione e la costruzione dei contrassegni.
Inoltre furono esaminati i programmi relativi all'allenamento dei giovani elementi prescelti per la composizione delle staffette.

Ricognizione sul percorso

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Il 20 settembre 1958 fu indetta in Napoli una riunione della Commissione durante la quale fu illustrata la prima ricognizione effettuata su tutto il percorso, con particolare riferimento alla traversata dello stretto di Messina; fu inoltre esaminata la sistemazione del tripode a Taranto e nelle altre soste. Ad ogni buon fine fu deciso di interessare il Ministero degli Interni alle iniziative in corso e di prendere diretti contatti con le Amministrazioni locali. Infine la Commissione deliberò che nella elaborazione delle manifestazioni in programma nei centri urbani e lungo i percorsi provinciali, fosse particolarmente curata l'illuminazione dei punti caratteristici, in particolar modo lungo la strada Amalfitana ove poi furono accesi fuochi sui dirupi sopra Sorrento e presso la Villa Ioni su Capo Tiberio in Capri. Nel primo trimestre del 1959 si poteva considerare già determinato l'intero percorso, nonché definiti i tempi relativi a ciascuna staffetta. Tuttavia l'itinerario subì prima dell'esecuzione alcune variazioni: fu adottata infatti una soluzione più spedita nel tratto Eboli-Paestum; si cedette alle vive insistenze dei Comuni della plaga Nocerese desiderosi di assistere al passaggio della Fiaccola nel loro territorio; fu accolto il voto della provincia di Caserta di vedere la Fiaccola attraversare il suo territorio.
Nel contempo furono definite del tutto le operazioni in territorio greco e stabilite le tradizionali modalità dell'accensione del Fuoco mediante lo specchio ustorio.
La concessione della Nave Scuola Amerigo Vespucci per il trasporto del Fuoco dal porticciolo greco di Turcolimano al Falero, fu sportivamente stabilita dalla Marina Militare dopo una serie di contatti presi durante il primo semestre del 1959.
Nella riunione dell'aprile del 1959 ed in quelle che seguirono, la Commissione stabilì che il tragitto via mare, dal Falero a Siracusa, non doveva superare i cinque giorni. Ciò in dipendenza del fatto che il Fuoco non avrebbe dovuto raggiungere Siracusa prima della sera del 18 agosto e, d'altra parte, non poteva partire da Atene dopo il giorno 13 in quanto sia il Principe Reale di Grecia, sia alcune Autorità Governative elleniche, avevano in precedenza stabilita la loro partenza il giorno 14 mattina per il Santuario dell'Isola di Tynos. Fu giocoforza, quindi, accettare tali limiti e di conseguenza disporre per la Vespucci un viaggio a velocità ridotta circumnavigando il Peloponneso.
La Sezione costituì in ciascuna Provincia interessata al passaggio della Staffetta, una Commissione esecutiva presieduta dal Prefetto con compiti di assistere e promuovere iniziative e manifestazioni locali celebrative.
Allo scopo di reperire il necessario numero di atleti, la Sezione indisse durante l'anno 1959 la leva del Tedoforo. A questo proposito furono organizzate particolari prove di selezione. Gli atleti selezionati furono impiegati su frazioni di m. 1.500 l'una, nell'ambito delle rispettive Province. Il tempo consentito per ogni frazione fu stabilito in 5 minuti e 15 secondi. Alla selezione parteciparono giovani di qualsiasi condizione sociale e di età dai 18 ai 23 anni. Per portare a buona conclusione la leva del Tedoforo fu richiesta anche la collaborazione del Ministero degli Interni, della Pubblica Istruzione, della Difesa e dei Comitati Provinciali del C.O.N.I.
Avvicinandosi la fine dell'anno 1959, la Sezione portò a termine una serie di provvedimenti tra i quali vanno ricordati quelli relativi all'uniforme degli atleti selezionati per la staffetta della Fiaccola (maglietta in lana bianca con distintivo dei Giochi, mutandine - donate dalla Snia Viscosa - e scarpette da ginnasta); alla stampa di 3.000 cartelli indicanti le stazioni di cambio della staffetta; all'adozione del modello della Fiaccola studiata e fatta disegnare dal Prof. Maiuri e dai suoi collaboratori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Il nuovo modello della Fiaccola

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Il nuovo modello, ispirato a fiaccole riprodotte su monumenti antichi, dalla linea decisamente classica, con lesene slanciate e leggermente coniche, fu costruito dalla Curtisa di Bologna. Le fiaccole, inserite in apposite scatole cilindriche, furono spedite in involucri rettangolari contenenti 6 o 12 esemplari. Nel dicembre del 1959 la Sezione e il Comitato della Fiaccola Olimpica affrontarono la soluzione dei problemi inerenti alla valorizzazione definitiva di tutti gli elementi storico-artistici esistenti in ogni zona attraversata dalla staffetta.
Nel gennaio del 1960 fu approvata la pubblicazione di una monografia che non soltanto avesse riassunto e illustrato le operazioni tecniche attraverso le tappe dell'itinerario, ma che avesse rispecchiato anche l'intimo significato della XVII Olimpiade. A questo proposito furono presi diretti contatti con il Touring Club Italiano per la realizzazione dell'opera, che prese il titolo «Il Fuoco Olimpico dalla Grecia a Roma».
Nello stesso periodo fu esaminato e risolto il problema logistico riguardante il trasporto degli atleti sulle frazioni d'impiego della staffetta e fu decisa una visita in Grecia del Presidente della Commissione per i contatti definitivi relativi alla cerimonia di consegna del Fuoco.
Il 25 febbraio 1960 il Comitato Organizzatore dei Giochi suggerì ai Delegati Provinciali del C.O.N.I.  una serie di accorgimenti organizzativi intesi a facilitare la prosecuzione del lavoro già impostato. Tra l'altro si ricordavano le norme per segnare il tracciato dell'itinerario, per la posa in opera dei contrassegni, per la fornitura degli automezzi recanti gli atleti, per le operazioni riguardanti l'imbarco e il tragitto via mare della Fiaccola. Particolari indicazioni riflettevano la fornitura dei dieci tripodi destinati a Siracusa, Messina, Reggio di Calabria, Crotone, Taranto, Potenza, Paestum, Napoli, Santa Maria Capua Vetere, Castelgandolfo, Roma, ove doveva sostare la Fiaccola. Altre istruzioni furono emanate in merito all'elaborazione ed affissione dei manifesti nei quali, tra l'altro, figurava, in armonia alla tabella di marcia, l'ora esatta di passaggio della staffetta. Nell'aprile 1960 fu effettuata una accurata ricognizione sul percorso, e il 5 maggio successivo fu tenuta in Salerno una riunione dei Delegati Provinciali del C.O.N.I. per la distribuzione e la illustrazione delle tabelle di marcia. Durante la riunione furono anche esaminati argomenti relativi alla designazione degli atleti destinati alle singole frazioni, alle esigenze logistiche, ed al trasporto del materiale e del personale.
Nel mese di maggio fu anche effettuata la prova dei collegamenti radio in collaborazione con alcuni tecnici della TV, interessata alle riprese dirette lungo l'intero percorso della staffetta.
Nel mese di luglio un'apposita squadra di collaboratori della Sezione provvide alla identificazione e segnatura a mezzo di vernice delle frazioni elencate nella tabella di marcia. Successivamente una ridotta colonna delle Forze Armate provvide a portare in opera i contrassegni indicatori delle frazioni, consistenti in tabelle di cartone plastificato di cm. 40 X 60 portanti l'emblema dei Giochi e il numero caratterizzante la frazione.
Frattanto nelle città Capoluogo di Provincia i Delegati del C.O.N.I. e i rappresentanti delle Prefetture fissarono le norme relative allo svolgimento delle cerimonie per la consegna della Fiaccola. A questo proposito fu prevista l'installazione di adeguati palchi riservati al cerimoniale e furono presi definitivi accordi con le Autorità tutorie allo scopo di assicurare l'ordine pubblico, ma, soprattutto, ad evitare che la regolarità delle manifestazioni fosse disturbata dall'eccessivo entusiasmo del pubblico.
Precise disposizioni ai Delegati del C.O.N.I. promossero la costituzione di Comitati locali ai quali fu affidato il mandato di studiare la realizzazione di eventuali manifestazioni, di curare l'affissione di manifesti, di sorvegliare i contrassegni collocati alle stazioni di cambio e di operare l'addobbo dell'abitato.
Il concorso del Raggruppamento Olimpico Militare in questo settore organizzativo fu estremamente valido, specialmente durante il trasferimento del Fuoco Olimpico dal porticciolo di Zéas a Roma.
Egualmente prezioso fu l'apporto militare nell'allestimento del percorso e nella preparazione ed allenamento di 300 tedofori militari in qualità di riserve, capaci comunque di coprire la frazione di m. 1.500 nel tempo di 5' e 30".
Inoltre al R.O.M.furono affidati la pianificazione dei mezzi di trasporto e i collegamenti fissi e mobili al seguito della staffetta durante il trasferimento.   Sulla base del preventivo elaborato dal R.O.M., d'accordo con il Comitato Organizzatore dei Giochi, lo Stato Maggiore della Difesa decise, nell'aprile del 1960, di affidare all'Esercito il concorso richiesto di uomini, materiale e mezzi. In particolare, per l'organizzazione del percorso della Fiaccola Olimpica, il R.O.M. provvide alla distribuzione ed alla messa in opera della segnaletica per ognuna delle frazioni in cui fu suddiviso il percorso ed ovviamente al recupero del materiale segnaletico stesso. Il R.O.M. decise di affidare ai Comandi Militari Territoriali interessati l'organizzazione della parte di territorio di rispettiva giurisdizione ed a tutti furono precisati i compiti in base al piano elaborato dal Comitato Organizzatore e dal R.O.M.
Ai rappresentanti dei Comandi Territoriali fu richiesto di effettuare le ricognizioni, di predisporre gli automezzi necessari e di prendere contatti con i Comitati Provinciali del C.O.N.I.  per concordare tutte le operazioni di dettaglio.
Alla fine del giugno 1960, presso il Comando del R.O.M. fu tenuta una riunione nel corso della quale, ascoltate e vagliate le varie esigenze, furono risolti i problemi di dettaglio relativi all'organizzazione dell'itinerario con particolare riferimento ai tempi fissati dal piano di lavoro. Per quanto si riferiva invece agli automezzi, non si mancò di predisporne in ragione sufficiente per il trasporto dei tedofori dai centri di raccolta provinciali ai punti di partenza di ogni frazione ed al prelievo dei tedofori stessi a frazione compiuta. Per questo lavoro furono designati tre motocicli con relativi conduttori e dodici conduttori per la guida di altrettanti automezzi messi dalla FIAT a disposizione del Comitato Organizzatore.
Alle operazioni di trasporto e di recupero dei tedofori lungo il percorso, provvidero, nell'ambito dei territori di rispettiva giurisdizione, i Comandi Militari di Regione i quali si avvalsero anche del contributo di personale e mezzi della Marina Militare, dell'Aeronautica Militare, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Pubblica Sicurezza e della Polizia Stradale. In totale furono impiegati 148 automezzi ripartiti come segue: Comando Regione Militare della Sicilia, 56 automezzi; Comando Regione Militare Meridionale, 76; Comando Regione Militare Centrale, 16.
Per assicurare i collegamenti in movimento al seguito della staffetta, furono impiegati dal R.O.M. 4 autoradio la cui forza risultò composta di 2 ufficiali, 7 sottufficiali, 10 graduati e trasmettitori, i quali operarono per complessive 5.016 ore lavorative. (Prospetto n. 2).

Da Olimpia a Roma

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Il giorno 12 agosto 1960, in Olimpia fu ripetuto il rito tradizionale dell'accensione del Fuoco. Le operazioni cominciarono alle ore 9,30 nel tempio di Giove.
Una donna greca, indossante il costume di antica Sacerdotessa, frappose una lente fra il sole e la torcia, e pochi secondi dopo scaturì una fiamma dalla torcia stessa.
Prima di procedere all'accensione della fiamma, la Sacerdotessa aveva rivolto una preghiera a Giove « perché i raggi di Febo accendano la sacra torcia, la cui fiamma - portata al di là della terra e al di là del mare fino allo Stadio di Roma - illuminerà la nobile gara dei Giochi pacifici per tutti i popoli della terra ».
La sacerdotessa e le vestali indossavano tuniche grigio-cenere simili a quelle in uso all'epoca delle sacerdotesse della Dea Era.

A bordo della « Vespucci »

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Appena accesa, la torcia fu posta in un vaso classico greco e portata in processione fino all'antico tempio di Era. Nel frattempo le vestali eseguirono danze classiche mentre la Sacerdotessa, accesa un'altra torcia con la fiamma del vaso, la consegnò al primo tedoforo, Penaghiotis Epitropoulos (il quale, poi, prese parte alle gare di decathlon ai Giochi di Roma). L'atleta greco ricevette la torcia in ginocchio e subito dopo cominciò la marcia in direzione di Atene. Il percorso di km. 330 fu superato dalla staffetta organizzata dal Comitato Olimpico Greco, attraverso Pirgo, Patrasso, Corinto, Megara, Eleusi. Alle ore 21 del 13 agosto il Fuoco fu consegnato da S.A.R. il Principe Costantino di Grecia, con suggestiva cerimonia, a Piero Oneglio, Vice Presidente del C.O.N.I., in rappresentanza del Comitato Organizzatore, il quale lo passò ad Aldo Mairano, Presidente del Comitato della Fiaccola Olimpica; questi a sua volta provvide a consegnare il simbolico Fuoco ad un cadetto della Marina Italiana che, subito imbarcatosi su una baleniera greca, giunse al porto di Zéas presso il Pireo per issarlo a bordo della nave scuola Amerigo Vespucci. Alle ore 20,30 del 18 agosto il Fuoco sbarcò a Siracusa ricevuto dal Presidente della Regione Siciliana e prese terra nei pressi della Fonte Aretusa. Da Siracusa il tracciato della staffetta fu ricalcato su quello già percorso dagli antichi Greci all'epoca in cui fondarono le colonie e gli stabilimenti che nel loro insieme raggiunsero tanto splendore da meritare la denominazione di Magna Grecia.
Lo sviluppo complessivo dell'itinerario raggiunse i km. 1.532,800; il percorso fu suddiviso in 1.199 frazioni, nella gran parte di m. 1.500 ognuna, la cui percorrenza fu stabilita in 5' e 30". Fecero eccezione le frazioni in salita che furono abbreviate a m. 1.000 pur conservando lo stesso tempo di corsa. (Prospetto n. 3).
I tedofori furono reclutati tra gli appartenenti alle società sportive e ai gruppi scolastici delle quindici Province interessate al passaggio della Staffetta.
La selezione fu rigorosamente attuata attraverso riunioni su pista e su strada, con particolare riguardo ed attenzione alla scelta degli atleti impegnati in frazioni in città. Tutte le frazioni furono percorse nei tempi indicati. La progressione del Fuoco fu assicurata dal passaggio della Fiamma da una fiaccola all'altra in un clima di entusiasmo popolare generato dalla fantastica corsa. Nei luoghi ove si celebrarono particolari cerimonie, e cioè a Siracusa, Messina (nel passaggio dello Stretto il Fuoco fu trasportato da una delle caratteristiche imbarcazioni messinesi, scortato praticamente da tutte le imbarcazioni delle città rivierasche), Reggio Calabria, Metaponto, Castelgandolfo, furono impiegati tripodi nei quali bruciò combustibile acceso a mezzo della Fiaccola Olimpica. Altri tripodi furono impiegati nelle località ove il Fuoco sostò di notte: a Crotone, Taranto, Potenza, Paestum, Santa Maria Capua Vetere, ovunque vegliato da turni di giovani atleti, sempre alla presenza di una folla di cittadini che alle prime luci dell'alba si andava infittendo.
In tutti i centri lungo l'arco del percorso vi fu entusiasmo incontenibile delle popolazioni e slancio di iniziative da parte delle Autorità civili e dei dirigenti sportivi. Quadro festoso, policromo, spettacolare offerto al passaggio della Fiaccola: dovunque fiori, fuochi artificiali, suono delle campane e mille e mille giovani che portavano sul petto i tradizionali cinque cerchi nei loro vivaci colori; grandi pannelli che rappresentavano le specialità sportive; luminarie e bandiere con dovizia senza pari, costituirono spettacoli del tutto degni del significato spirituale della manifestazione.
Per la Provincia di Roma, l'incarico dell'organizzazione fu affidato al Tenente Colonnello Francesco Andreotti del Corpo dei Vigili Urbani. La Fiaccola Olimpica entrò nel territorio della Provincia romana al km.
48,340 della Via Appia Nuova, il 24 agosto del 1960 alle ore 17 e 12' e fu presa dal Prefetto che la consegnò al primo tedoforo della Provincia. I successivi passaggi dinnanzi ai Municipi dei vari Comuni avvennero nelle ore seguenti: Velletri, ore 17,43; Genzano, ore 18,32'30"; Ariccia, ore 18,43 15"; Albano, ore 18,53'12 "; Castelgandolfo, ore 19,03; Roma Campidoglio, ore 21.
Arrivando sul Campidoglio, l'ultimo tedoforo salutò la folla sollevando verso di essa la Fiaccola con la quale, subito dopo, fu acceso il tripode la cui fiamma rimase viva fino all'indomani. Si concluse così la grande staffetta salutata dagli squilli di tromba dei Fedeli di Vitorchiano. In quella manifestazione il popolo romano visse una delle più caratteristiche e suggestive cerimonie.
Nella superba cornice dei palazzi michelangioleschi sul Campidoglio, dove Roma per volontà di Tarquinio il Superbo innalzò il Tempio di Giove Ottimo Massimo Capitolino, il Fuoco sostò l'intera notte mentre la Bandiera Olimpica garriva sulla torre Capitolina.
All'indomani, alla presenza del Primo Cittadino della Capitale e di larghe rappresentanze del Governo, delle Forze Armate e del Comitato Organizzatore, la staffetta riprese la sua corsa per giungere, dopo aver attraversato Roma percorrendo il Corso e la via Flaminia, nello Stadio Olimpico alle ore 17,30, nell'attimo in cui si svolgeva la Cerimonia d'Apertura. (Prospetto n. 4).