SERVIZI MEDICO-SANITARI

Il 10 settembre 1959 l'Avv. Giulio Onesti, nel comunicare al Prof. Luigi Gedda, Direttore dell'Istituto G. Mendel e Presidente del Centro Sportivo Italiano, la nomina a Presidente del Comitato Medico-Scientifico dei Giochi della XVII Olimpiade, tracciava anche i compiti del Comitato stesso, e cioè:
  • provvedere per l'igiene e l'assistenza sanitaria agli atleti, ai dirigenti ed al pubblico;
  • stabilire una completa valutazione scientifica degli atleti che avrebbero preso parte ai Giochi, mediante la compilazione o rilevazione di una scheda bio-psichica basale;
  • promuovere un simposio di medici sportivi tra quelli delle singole squadre partecipanti ai Giochi.
A far parte dello stesso Comitato furono chiamati i seguenti Professori in qualità di membri: V. Puntoni - P. Valdoni - V. Virno - R. Ricciardi Pollini — G. Di Macco - G. Zappalà - segretario: G. lannaccone.
Il Comitato Medico-Scientifico tenne diverse riunioni per esaminare i vari problemi, provvedendo anche ad una divisione di essi secondo i principali settori. Il Comitato stabilì inoltre di affidare al Prof. R. Ricciardi Pollini, membro del Comitato stesso, la organizzazione dei servizi sanitari in collaborazione con il Commissario Straordinario della Fed. Medico Sportiva Italiana per quanto riguarda l'apporto dei medici della Federazione stessa.
Fu successivamente deciso di nominare un gruppo di consulenti, quasi tutti titolari di cattedre nella Facoltà di Medicina dell'Università di Roma, e, cioè, i Professori: L. Condorelli - C. Cassano - G. B. Bietti - G. Ferreri - F. Rocchi - M. Girolami - T. Lucherini — E. Mingazzini - C. Gerin - C. Marino Zuco - M. Monacelli - G. La Cava - C. F. Cerruti - V. Puddu.
Con il progressivo accrescersi del lavoro riguardante l'indagine medico-scientifica, il relativo coordinamento fu successivamente affidato a Marco Milani-Comparetti, dell'Istituto Mendel. Oltre all'ufficio assegnato al Comitato Medico-Scientifico presso la Segreteria Generale dei Giochi, furono approntati gli uffici in due diverse sedi: presso l'Istituto Gregorio Mendel per i servizi scientifici; e presso l'Istituto di Medicina Sportiva per la Direzione dei servizi sanitari.
Una particolare attenzione fu data alla necessità di ottenere la collaborazione, oltre che di enti italiani, quali la Croce Rossa, l'Ufficio di Igiene, ecc., anche dei Comitati Olimpici Nazionali, dei rispettivi servizi sanitari e dei singoli medici al seguito delle rappresentative nazionali.
L'opera svolta dal Comitato Medico-Scientifico si articolò secondo due direttrici: la ricerca scientifica e l'assistenza sanitaria.
Fin dall'inizio si decise di promuovere un'inchiesta estesa a tutti gli atleti partecipanti ai Giochi Olimpici, allo scopo di accertarne i dati caratteristici onde dedurne i fattori favorevoli allo sviluppo atletico in rapporto al risultato conseguito. Venne perciò preparata una scheda di inchiesta basale divisa in più parti così riassumibili: anagrafica, genealogica, anamnestica generale, clinica, antropometrica, biochimica, anamnestico-sportiva, psico-fisiologica.
La scheda, tradotta in quattro lingue, fu inviata ai Comitati Olimpici Nazionali, accompagnata da un foglio di istruzioni.
Caratteristica fondamentale dell'inchiesta era infatti, così come chiarito esplicitamente sia sulle schede stesse e sia sulle circolari di accompagnamento, quella di essere affidata ai medici sportivi dei singoli Paesi, ai quali spettava la compilazione delle schede anche perché il materiale in esse contenuto rimanesse di carattere strettamente riservato.

Ricerca scientifica

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Essendosi spedito ad ogni Comitato Nazionale un numero di schede proporzionale alle rispettive partecipazioni sia maschili (schede gialle) sia femminili (schede azzurre), si richiese che queste fossero restituite compilate entro il mese di maggio 1960. Questo non fu purtroppo generalmente possibile, sia perché nella maggior parte dei casi la selezione degli atleti era differita sino all'ultimo momento, sia per la difficoltà di ottenere dati uniformi ed esami di laboratori, riguardanti persone ancora residenti in sedi spesso lontane, e sia infine in alcuni casi per incomprensioni verificatesi a proposito delle finalità dell'inchiesta.
In vista di ciò, il Prof. Gedda, il 30 giugno 1960, scriveva ai singoli Comitati Nazionali annunciando la istituzione, nell'ambito dello stesso Villaggio Olimpico, di un'apposita équipe di ricercatori, fornita delle necessarie attrezzature, che sarebbe stata a disposizione per completare, durante la residenza a Roma degli atleti, quei dati che non si fossero potuti raccogliere in precedenza.
La maggior parte dei Comitati promise la propria collaborazione. Solo per pochissime nazioni risultò impossibile l'ottenimento di qualsiasi elemento.
È doveroso citare le nazioni che maggiormente si distinsero nella sollecitudine e nella accuratezza con cui risposero all'appello del Comitato Medico- Scientifico; fra esse primeggiano: Australia - Giappone - Hong-Kong — Irak - Iran - Italia — Jugoslavia — Kenia - Messico - Monaco - Romania - Spagna - Tailandia - Uganda - Uruguay - Venezuela.
L' équipe di ricerca fu installata nella Palazzina dei Servizi Sanitari del Villaggio Olimpico, e fu composta di un dirigente, quattro medici e due tecnici; inoltre ad essa furono aggregati alcuni gruppi di ricercatori specializzati che miravano a indagini particolari nell'ambito della ricerca basale.
I Dottori Rossi e Marchi, dell'Istituto di Fisiologia dell'Università di Milano, procedettero fondamentalmente a ricerche ergometriche. Quattro ricercatori dell'Università di Londra (Dr. Tanner) eseguirono determinazioni antropometriche.
Il Prof. Correnti dell'Università di Palermo, in collaborazione con il Dott. Greco, eseguì altre determinazioni antropometriche. I professori Venerando e Masini, dell'Università di Roma, in collaborazione con i Dottori Rulli, Liberati e Guerra, eseguirono ricerche e controlli cardiologici valendosi di una unità schermografica messa a disposizione dal Ministero della Sanità e di una unità mobile cardiologica approntata dalla Ditta Battaglia e Rangoni di Bologna; entrambe funzionarono per la routine presso il Villaggio Olimpico.
Infine, nel corso delle visite ambulatoriali eseguite presso la infermeria del Villaggio Olimpico, furono compilate apposite cartelle cliniche individuali dalle quali fu possibile desumere un certo numero di dati addizionali.
In questo modo si ottenne un totale di circa 2.000 schede basali a vari livelli di completezza, mentre per quasi tutti gli atleti si ottennero i dati fondamentali, quali luogo e data di nascita, altezza, peso, professione e risultato atletico.
Tutta la mole di materiale così raccolto fu successivamente elaborata per la indagine meccanografica condotta in collaborazione con la I. B. M.
Si provvide alla stampa di una cartella riassuntiva individuale e di una scheda Transfert. Oggi si può disporre di un materiale pregiato, di circa 700.000 dati distribuiti su 30.000 schede meccanografiche, dalla cui analisi statistica si possono dedurre prevedibilmente diverse conclusioni di importanza scientifica.
Un primo esempio di indagine è quello riferito ai fattori ereditari, che sono già stati oggetto di una comunicazione presentata da Gedda e Marco Milani- Comparetti alla II Conferenza Internazionale di Genetica Umana.
I risultati dei rilievi elettrocardiografici effettuati sui maratoneti e sui marciatori sono stati comunicati da Venerando e collaboratori al XXII Congresso della Società Italiana di Cardiologia (1961).
Secondo l'incarico ricevuto, il Comitato Medico-Scientifico provvide anche all'organizzazione di un Simposio di Medicina Sportiva destinato ai medici sportivi presenti a Roma in occasione dei Giochi della XVII Olimpiade. Il Simposio fu preparato e preceduto da una serie di incontri scientifici tenutisi durante l'anno presso l'Istituto Mendel, sede dei servizi scientifici del Comitato: 1 - 2 aprile 1960: convegno sul tema « Allenamento ad intervalli ».
- 2 giugno 1960: convegno sul tema « Traumatologia da sport ».
- 18 giugno 1960: convegno sul tema « Alimentazione e sport ».
- 9 luglio 1960: « Convegno nazionale sulla valutazione dell'atleta ».
- agosto 1960: simposio sul tema « Lo sport e la donna ».
Nel periodo immediatamente successivo alla conclusione dei Giochi Olimpici, furono inoltre tenute a Roma diverse riunioni medico-scientifiche che furono coordinate con il Simposio ufficiale di Medicina Sportiva, Fra tali manifestazioni va messo in risalto il convegno sul tema: « Health and Fitness in the Modem World », promosso dal Prof. Léonard Larson e tenutosi presso l'Istituto di Anatomia Umana Normale dell'Università di Roma.
La manifestazione scientifica culminante fu il « Medicinae Sportivae Symposium » indetto dal Comitato Medico-Scientifico dei Giochi e tenutosi nei giorni 8 e 9 settembre nella Sala delle Conferenze Internazionali del Ministero degli Affari Esteri. Al Simposio parteciparono circa 180 studiosi.
A conclusione del Simposio ebbe luogo nei saloni di Palazzo Barberini il banchetto ufficiale di chiusura, al quale intervenne anche il Ministro della Sanità. In tale occasione fu distribuito uno speciale diploma di benemerenza ai medici stranieri che avevano collaborato col Comitato. La distribuzione dello stesso diploma ai medici italiani ebbe luogo durante un apposito ricevimento, tenutosi, sempre a Palazzo Barberini, il 12 ottobre 1960.

Assistenza sanitaria

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L'assistenza sanitaria fu affidata al Prof. R. Ricciardi-Pollini che, in qualità di Direttore dei Servizi Sanitari dei Giochi Olimpici, assunse così l'organizzazione pratica e la direzione dei vari servizi relativi all'assistenza medica, estesa oltre agli atleti e agli accompagnatori anche al pubblico presente a tutte le manifestazioni sportive.
Per questa organizzazione, la Direzione Sanitaria si giovò, tra l'altro, del prezioso apporto dell'Istituto di Genetica Umana, dell'Istituto di Clinica Chirurgica Generale, di quello di Patologia Generale e delle attrezzature dell'Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro con il suo modernissimo Centro Traumatologico; si avvalse inoltre dell'opera della Federazione Medico Sportiva Italiana e delle prestazioni di 169 medici sportivi selezionati; nonché del corpo sanitario delle Forze Armate e di quello della C. R. I.
L'intera organizzazione sanitaria fu distribuita in tre gruppi fondamentali: a) assistenza atleti; b) assistenza al personale al seguito delle singole squadre nazionali; c) assistenza al pubblico.
Si può quindi affermare che atleti e accompagnatori hanno potuto godere di una completa assistenza sanitaria, generica e specialistica. Ed anche il pubblico che affollava gli stadi durante le gare, grazie ai posti di pronto soccorso mobili e fissi, fu assistito dovunque tempestivamente ed adeguatamente.
Per l'espletamento di tali servizi assistenziali, furono costituiti cinque raggruppamenti, articolati in settori territoriali; e precisamente: 1°) pronto soccorso atleti ed accompagnatori; 2°) pronto soccorso al pubblico; 3°) motorizzazione; 4°) servizi speciali (emoteca, ossigenoterapia, ecc.); 5°) servizi infermieristici.
Ogni raggruppamento fu a sua volta diretto da un capo-raggruppamento con residenza presso la Direzione dei Servizi Sanitari.
I settori territoriali compresero un certo numero di posti ubicati nella zona di competenza e furono diretti da un capo settore per il pronto soccorso agli atleti, da un capo settore per il pronto soccorso al pubblico, da un capo settore per le infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana.

Pronto soccorso

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II capo settore territoriale per il pronto soccorso al pubblico, essendo un ufficiale medico delle Forze Armate, ebbe sotto la sua giurisdizione anche gli automezzi a disposizione del settore stesso e fu in diretta comunicazione con il Raggruppamento Olimpico Militare per quanto concerneva la motorizzazione.
Questo settore per il pronto soccorso al pubblico, che fu costituito con personale del Servizio Sanità dell'Esercito e personale della Croce Rossa Italiana, impiantò 37 posti di pronto soccorso, 18 posti approntati in attendamenti ad opera della Croce Rossa Italiana e, infine, altri 12 posti di pronto soccorso allogati in zone ove si svolgevano altre manifestazioni connesse con i Giochi Olimpici.
Il personale sanitario impiegato in tutti i settori a Roma e a Napoli, sia civile che militare, si può rilevare dal Prospetto n. 1.
La Direzione Sanitaria, per l'espletamento dei compiti che le furono affidati, dispose di numerosi medici specializzati forniti, come già detto, dall'Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro, dalla Federazione Medico- Sportiva, dalla C. R. I. e dalle Forze Armate, i quali svolsero le loro mansioni secondo il seguente schema: i medici di pronto soccorso ebbero in dotazione dei moduli approntati in quattro copie nei quali venivano trascritti tutti i dati relativi all'assistito, nazionalità compresa, oltre, ovviamente, a quelli relativi alla causale, alla natura ed alla sede della lesione, alla prognosi ed alle disposizioni terapeutiche prescritte, compresi i ricoveri. Mentre una copia dei referti restava al posto di pronto soccorso, un'altra copia accompagnava l'assistito nel caso in cui questi doveva essere ricoverato. Le altre due copie dei referti venivano inviate alla Direzione dei Servizi Sanitari che provvedeva a trasmetterne una, a norma delle disposizioni vigenti, alle Autorità di Pubblica Sicurezza.
Per i casi in cui si richiese una specializzazione, il Servizio seguì la seguente prassi: i casi di ortopedia e traumatologia vennero trasmessi al Centro Traumatologico dell'I. N. A. I. L. di Roma od a quello di Napoli (gare veliche); in casi in cui si richiese un trattamento medico o specialistico, si ricorse alla Clinica « Lazzaro Spallanzani ».
Nei casi in cui non fu necessario per gli atleti il ricovero in ospedale ma si ritenne utile una cura ambulatoriale, essi furono assistiti al Poliambulatorio del Villaggio Olimpico.
Per il pronto soccorso al pubblico, gli abbisognevoli di cure vennero avviati agli ospedali cittadini.
L'Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro mise a disposizione anche un gruppo di fisioterapiste, mentre la Federazione Medico Sportiva Italiana, la Croce Rossa Italiana e le Forze Armate provvidero a coprire il fabbisogno degli infermieri.
Inoltre la Croce Rossa Italiana mise a disposizione anche un gruppo delle sue infermiere volontarie.

Servizi specialistici

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Per il funzionamento dei posti di pronto soccorso agli atleti ed accompagnatori (30 in muratura e 25 sottotenda) e del Poliambulatorio situato al Villaggio Olimpico, la totalità dell'attrezzatura venne fornita dall'I. N. A. I. L.
Il Poliambulatorio fu dotato dei seguenti servizi specialistici: 3 gabinetti odontoiatrici; 1 gabinetto otoiatrico; 1 gabinetto ginecologico; 1 gabinetto oculistico; 1 gabinetto chirurgico; 1 gabinetto ortopedico-traumatologico; 1 gabinetto radiologico; oltre ad un Reparto fisioterapico dotato di 37 forni, 15 lampade per ultravioletti, 12 apparecchi per radarterapia, 6 per marconiterapia, 1 per ultrasuoni, 6 per terapia analgesica a correnti di bassa frequenza.
Per il Poliambulatorio e per i posti di pronto soccorso fu curata la più completa attrezzatura normale e straordinaria richiesta dalle moderne esigenze così come durante il periodo degli allenamenti precedente i Giochi, quando, cioè la complessa rete di assistenza non aveva ancora iniziato il suo normale funzionamento, i campi furono dotati di 200 cassette di pronto soccorso.
(Prospetto n. 2).

Il problema igienico-sanitario

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La Direzione Sanitaria non mancò di dare grande importanza anche al problema igienico-sanitario che si presentava delicato e di notevole complessità in rapporto all'afflusso di atleti, accompagnatori, giornalisti ecc. che, per necessità organizzative e di lavoro, vennero a trovarsi raccolti insieme facendo vita comune. Per questa assistenza la Direzione Sanitaria si avvalse dei servizi, quanto mai idonei e competenti, dell'Ufficio Igiene del Comune di Roma.
Questa attività igienica si rivelò particolarmente necessaria ed importante in quanto i Giochi Olimpici portarono alla vita in comune soggetti provenienti da ogni parte del mondo, in alcune delle quali sono tuttora allo stato endemico gravi malattie contagiose, quali il vaiolo, il colera, la lebbra, ecc. Furono praticate infatti numerose vaccinazioni antivaiolose, e nel Villaggio Olimpico furono effettuati 554 controlli di vigilanza su persone sospette di malattie contagiose.
Per facilitare la raccolta di notizie interessanti sia la profilassi delle malattie infettive, sia la vigilanza e l'assistenza igienico-sanitaria, l'Ufficio d'Igiene del Comune di Roma istituì, tanto al Villaggio Olimpico quanto presso la sede dei giornalisti ufficialmente accreditati, due centri di informazione e pronto intervento serviti da medici e da assistenti sanitarie visitatrici. Un terzo centro fu istituito presso il Poliambulatorio del Sovrano Ordine Militare di Malta all'È. U. R. In tal modo furono disposte sollecite fonti di informazione allo scopo di assicurare un adeguato ordinamento delle varie attività igienico-assistenziali.
Fece parte integrante dell'assistenza igienico-sanitaria l'opera svolta per intensificare ed estendere la lotta contro le mosche, le zanzare ed altri insetti nocivi e molesti. Grazie ai nuovi moderni apparecchi di polverizzazione e nebulizzazione di insetticidi forniti dall'Amministrazione Comunale, si provvide tempestivamente ad intensificare la disinfestazione di focolai di moltiplicazione e diffusione di mosche e zanzare. Non minore attenzione fu rivolta a quei settori di attività cittadina, la cui vigilanza igienica poteva essere compromessa dalla improvvisa grande affluenza di pubblico nazionale e straniero. Ci si riferisce a quei settori di attività che già normalmente sono tenuti sotto vigilanza e controllo igienici, e cioè il settore delle derrate alimentari, delle bevande, quello degli alloggiamenti temporanei e cioè alberghi, locande e campeggi. Questi ultimi soprattutto, e in special modo i campeggi sorti in occasione delle Olimpiadi, furono dotati di servizi fondamentali; ma ad esercitare su di essi la necessaria vigilanza fu posto un sanitario particolarmente esperto in materia che si giovò della collaborazione del servizio disinfezioni e disinfestazioni e dell'aiuto di un gruppo di ausiliari sanitari. Anche l'Azienda Comunale per l'Elettricità e l'Acqua si interessò al problema e riuscì ad assicurare una dotazione idrica pari a 500 litri giornalieri pro capite.

Interventi medico-chirurgici

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L'organizzazione sanitaria, che ha richiesto una mobilitazione di imponenti mezzi e numeroso personale e che ad un esame superficiale poteva sembrare esageratamente estesa, si rivelò all'atto pratico pienamente rispondente alle necessità contingenti. Infatti il lavoro svolto dai Posti di pronto soccorso e dagli ambulatori è rappresentato, tradotto in cifre, da 2.236 prestazioni medico-chirurgiche varie e da 1.620 prestazioni fisioterapiche.
L'insieme di queste prestazioni riguardano, naturalmente, non solo gli atleti ma anche gli accompagnatori, i giornalisti accreditati ed in particolare 11 pubblico. A favore del pubblico furono registrati 448 prontisoccorso e 29 ricoveri in ospedali cittadini.
Per quanto riguarda le prestazioni medico-chirurgiche riservate ai soli atleti durante il periodo degli allenamenti e delle gare, e cioè limitatamente dal 12 agosto all' 11 settembre 1960, si ritiene utile riportare i casi principali (infortuni e malattie) nel Prospetto n. 3.
Alle cifre surriportate si possono aggiungere i casi di atleti ricoverati al Centro Traumatologico dell'I. N. A. I. L. Presso questo Centro furono ricoverati 29 atleti per un totale di 231 giornate di degenza e vennero visitati ambulatoriamente altri 50 atleti per i quali furono erogate 147 prestazioni tra medicazioni, apparecchi gessati e radiografie. Inoltre presso la Casa di Cura « Salvator Mundi » avvennero 22 ricoveri mentre altri 42 casi richiesero l'ospedalizzazione presso la Clinica « Spallanzani ».
La Direzione del Servizio Sanitario delle Regate Veliche a Napoli fu affidata al T. C. Medico Mario Schirru, Medico Federale dell'U. S. V. I.
La completa assistenza medico-chirurgica a tutti i concorrenti, accompagnatori ed equipaggi degli yachts a Napoli, fu assicurata con la collaborazione dell'Infermeria della Marina, del Centro Traumatologico I. N. A. I. L. e della Clinica Mediterranea.
Il servizio sanitario a mare fu svolto da 3 Ufficiali Medici della Marina Militare imbarcati su dragamine e da medici civili imbarcati sulle navi addette al servizio pubblico; il servizio a terra fu disimpegnato da 3 medici sportivi destinati ai Porticcioli e da 4 Crocerossine.
Il Servizio Sanitario, così come previsto ed attuato, corrispose pienamente alle non facili esigenze presentate dall'enorme numero di persone assistibili e dai loro diversi costumi ed abitudini: ciò si deve particolarmente al senso del dovere e all'abnegazione dimostrati dai sanitari tutti che, in qualsiasi misura, prestarono la loro opera; al prezioso ed insostituibile apporto delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana, delle fisioterapiste dell'I. N. A. I. L., degli infermieri della Federazione Medico Sportiva Italiana e del personale tutto delle Forze Armate, tra cui specialmente quello addetto al servizio motorizzazione e collegamenti.