ARTE E MANIFESTAZIONI STORICO-SPORTIVE

Tutte le manifestazioni di carattere artistico, svoltesi nel corso della XVII Olimpiade, furono sottoposte allo studio ed al parere del Comitato per l'Arte, alla cui presidenza fu chiamato l'Arch. Prof. Guglielmo De Angelis d'Ossat, Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti. Del Comitato stesso fecero parte: il Prof. Renato Bartoccini, Soprintendente alle Antichità dell'Etruria Meridionale; il Maestro Alessandro Bustini, Direttore del Conservatorio di Santa Cecilia; il Prof. Ardi. Carlo Ceschi, Soprintendente ai Monumenti del Lazio; il Prof. Attilio Frajese, Direttore Generale delle Accademie e Biblioteche; il prof. Amedeo Maiuri, Soprintendente alle Antichità della Campania; il Prof. Valerio Mariani, Ordinario di Storia dell'Arte dell'Università di Napoli; l'Avv. Roberto Roberti, Presidente della Confederazione Professionisti ed Artisti; il Maestro Bonaventura Somma, Direttore dei Cori dell'Accademia di Santa Cecilia; il Dott. Roberto Vigili, Direttore di Villa D'Este e Villa Adriana. Segretario del Comitato e Capo della Sezione Arte fu, nel primo periodo dei lavori, il Dott. Romolo Passamonti, purtroppo deceduto anzi tempo; successivamente il Dott. Roberto Vighi lo sostituì negli incarichi. Il Comitato per l'Arte prese in esame e deliberò sulle questioni riguardanti il manifesto ufficiale, il modello della Fiaccola, i simboli e le medaglie, l'inno olimpico, lo squillo ufficiale, gli inni nazionali, ed altre manifestazioni musicali. Si interessò inoltre dell'utilizzazione di monumenti antichi per le gare olimpiche; collaborò per l'allestimento delle manifestazioni folcloristiche, dell'Esposizione Olimpica di Fotografia Sportiva, e soprattutto preparò e curò la Mostra dello Sport nella Storia e nell'Arte.

Bando di concorso per il manifesto

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Con bando di concorso del 31 gennaio 1957 fu indetto dalla Sezione Arte un « Concorso a premi tra gli artisti di nazionalità italiana per il manifesto destinato alla esaltazione dei Giochi della XVII Olimpiade ». Il bando prevedeva che i bozzetti concorrenti avrebbero dovuto rappresentare una allegoria  con i seguenti elementi essenziali: a) l'idea dello sport olimpico in Roma;  b) i cinque anelli olimpici; c) la scritta « Giochi della XVII Olimpiade - Roma - MCMLX ».
Il 16 luglio 1957, su proposta del Comitato per l'Arte, fu nominata la Commissione Esaminatrice presieduta dall'Avv. Roberto Roberti, Presidente della Confederazione Italiana Professionisti ed Artisti, e composta dal Prof. Carlo Giulio Argan, critico d'arte, dal Sig. Mino Maccari, pittore, dal Prof. Domenico Purificato, pittore, dal Prof. Alfredo Lalia, pittore pubblicitario, rappresentante la Federazione Italiana Pubblicità, dal Dott. Aldo Rezzara, esperto pubblicitario, dal Dott. Marcello Garroni, Segretario Generale dei Giochi, dal Dott.
Giordano Bruno Fabjan, Vicesegretario del C. O. N. I., e dal Dott. Romolo Passamonti.  

212 concorrenti con 249 bozzetti

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Al concorso parteciparono 212 concorrenti con 249 bozzetti. Con verbale del 9 agosto 1957, la Giuria non ritenne meritevole di utilizzazione alcuna delle opere presentate e decise di non assegnare premio alcuno. Quindi suggerì di indire un secondo concorso ad invito, segnalando i nomi di dodici pittori cartellonisti. Le conclusioni della Giuria furono approvate dal Comitato per l'Arte e, successivamente, in data 5 settembre 1957, anche dalla Presidenza del C.O.N.I.  La stessa Giuria, con verbale del 10 gennaio 1958, esaminando le opere dei sette partecipanti al concorso (sui dodici invitati, e cioè: Erberto Carboni, Carmelo Cremonesi, Augusto Favalli, Paolo Garretto, Marcello Nizzoli, Saverio Pozzatti, Gian Rossetti, Armando Testa, Pino Tovaglia, Dante Vernice, Luigi Veronesi e Franco Grignani), ravvisò nell'opera di Armando Testa di Torino la migliore soluzione artistica fra quelle presentate dai sette partecipanti. Sottoposto il voto della Giuria alla Giunta Esecutiva del C. O. N. I., questa, nella riunione del 22 gennaio 1958, dichiarò di non ritenere tale bozzetto idoneo allo scopo, autorizzando tuttavia la corresponsione del premio ed invitando la Sezione Arte a prendere accordi con un artista italiano altamente qualificato per la elaborazione del bozzetto.
D'altra parte il Comitato per l'Arte, nella sua riunione del 6 febbraio 1958, preso atto delle decisioni e dei rilievi della Giunta del C. O. N. I., e tenuto presente che al concorso di secondo grado per il manifesto erano stati invitati i dodici pittori cartellonisti italiani più qualificati, e che pertanto ulteriori inviti non avrebbero potuto essere rivolti che a persone meno qualificate, ritenne opportuno di proporre all'autore del bozzetto vincitore. Armando Testa, alcune modificazioni che, pur lasciando all'opera l'ispirazione e la realizzazione fondamentali di cui si riconosceva l'originalità, il valore artistico e la dinamicità, ne semplificassero taluni dettagli di esecuzione.
Furono quindi presi contatti con il pittore Testa per raggiungere lo scopo prefisso, senza peraltro ancora soddisfare la Giunta Esecutiva del C. O. N. I.,  la quale decise di fissare gli elementi compositivi per il manifesto: una colonna con capitello e la lupa capitolina quali simboli di romanità, i cinque cerchi olimpici e le diciture. Tra i bozzetti presentati su questo tema, ancora una volta il migliore fu giudicato quello del Testa, che elaborò una interpretazione moderna del capitello del Belvedere, recante una scena di acclamazione di un atleta vincitore del III secolo a. C.
Il bozzetto definitivo del Testa, approvato dal Comitato per l'Arte e dalla Giunta Esecutiva del C. O. N. I., fu adottato ed utilizzato per la stampa del Manifesto Ufficiale dei Giochi della XVII Olimpiade. La diffusione del manifesto fu curata dalla Sezione Servizi Stampa.
La Lupa che fu l'insegna dei Romani già prima del secondo consolato di Mario, è raffigurata nel celebre bronzo conservato nel Museo del Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, ed è rappresentata nell'atto di allattare Romolo e Remo. L'opera mostra lo stile dell'arte etrusca del V secolo a. C., ed è attribuita alla scuola di Veio. I gemelli lattanti, invece, sono opera moderna dovuta a Guglielmo della Porta e ad Antonio del Pollaiolo.
La Lupa Capitolina fu riprodotta in vari modelli, che furono utilizzati per le diverse esigenze decorative dell'Organizzazione Olimpica.

L'Inno Olimpico

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Dopo aver vagliato molte decisioni di nuove composizioni proposte per l'Inno Ufficiale, senza peraltro averne trovata alcuna che rispondesse alle esigenze richieste, il Comitato per l'Arte accettò le disposizioni del C.I.O.  che indicavano come Inno Ufficiale quello della I^ Olimpiade (Atene 1896), musicato da Spiro Samara su parole di Kostis Palama.
Sul testo per canto e pianoforte di tale Inno, avuto dal Comitato Olimpico Greco, fu compiuto un lungo lavoro, sia per la traduzione in italiano delle parole, affidata al Prof. Sigfrido Troilo, sia per la trascrizione musicale e la strumentazione, indispensabili per l'esecuzione corale ed orchestrale. I lavori furono diretti dal compianto Maestro Bonaventura Somma, con il quale validamente collaborarono i Maestri Domenico Fantini, Direttore della Banda dei Carabinieri; Alberto Di Miniello, Direttore della Banda dell'Aeronautica; Antonio Fuselli, Direttore della Banda della Pubblica Sicurezza; Giovanni D'Angelo e Olivio Di Domenico, Pro-Direttore e Direttore della Banda della Guardia di Finanza.
La scelta dell'Inno e dello squillo ufficiale per la XVII Olimpiade richiese un lungo lavoro di selezione. E dopo aver esaminato diverse proposte, il Comitato per l'Arte accolse quella del Dott. Garroni che suggerì di adottare, come Inno dell'Olimpiade Romana, l'Inno del Sole, dall'Iris di Mascagni (edizione Ricordi).
Conseguentemente anche per lo squillo, dopo alcuni infruttuosi tentativi, furono adottate le prime battute dello stesso Inno del Sole, che costituirono così la sigla musicale eseguita in ogni cerimonia ufficiale.
Le esecuzioni corali ed orchestrali, tanto dell'Inno Olimpico, quanto dell'Inno Nazionale e dell'Inno del Sole, furono preparate dal Maestro Somma, che, per la parte corale, diresse il coro dell'Accademia di Santa Cecilia.
In pari tempo fu eseguita la strumentazione per banda degli Inni nazionali di tutti i Paesi partecipanti ai Giochi, il cui lavoro fu condotto in collaborazione con la Sezione Cerimoniale. Di ogni Inno fu eseguita anche la registrazione discografica. Inoltre furono curate le esecuzioni delle marce eseguite durante le Cerimonie di Apertura e Chiusura dei Giochi, e di altri brani musicali.  

La medaglia destinata ai vincitori

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La medaglia d'onore destinata ai vincitori rimase, in ossequio alle decisioni del C.I.O. , quella adottata fin dalle Olimpiadi di Amsterdam (1928), nonostante che i soggetti non fossero stati giudicati favorevolmente dai critici d'arte italiani. Tuttavia la medaglia originale, opera del Prof. Cassioli di Firenze, fu adottata nelle successive Olimpiadi di Los Angeles (1932), Berlino (1936), Londra (1948), Helsinki (1952) e Melbourne (1956), conservando lo stesso conio e creando così una tradizione che suggerì al C. I. O., in occasione dei lavori della 54^ sessione svoltasi a Tokio, di deliberare che anche ai Giochi del 1960 fosse ripreso lo stesso tema per le medaglie destinate ai vincitori. Nel diritto della medaglia figurò dunque la stessa allegoria ideata dal Prof. Cassioli, mentre nel verso fu incisa la dizione « Giochi della XVII Olimpiade - Roma 1960 ». Le medaglia fu completata da un collare bronzeo composto da foglie di ulivo silvestre.
La medaglia commemorativa dei Giochi fu opera del Prof. Emilio Greco.
Questi la immaginò secondo una visione del tutto originale evitando qualsiasi simbolismo complicato e rivolgendosi direttamente alla figurazione nella sua chiarezza espressiva. Nel diritto della medaglia lo scultore modellò una figura femminile in piena corsa, in atto di reggere la fiaccola olimpica sullo sfondo degli anelli olimpici. Per il verso della medaglia l'artista immaginò un volo di aquile che, partendo dallo Stadio Olimpico di Roma, si librano nel cielo. Questa originale concezione simboleggia, nello stesso tempo, le vittorie nelle Olimpiadi e l'eco di queste vittorie nel mondo. Il Comitato per l'Arte, ottenuto parere favorevole del Comitato Organizzatore, affidò al Prof. Emilio Greco anche la realizzazione di una statua monumentale simboleggiante « La Fiaccola Olimpica ». L'opera dello scultore Greco, di ispirazione figurativa moderna, fu collocata nelle immediate adiacenze del Palazzo dello Sport, al sommo della scenografica prospettiva della cascata e del piccolo lago. Il modello originale, donato dall'autore alla Mostra dello Sport nella Storia e nell'Arte, fu collocato al centro dello scalone d'onore del Palazzo delle Scienze all'È.U.R.
Inoltre a cura della Numismatica Italiana fu coniata ed ufficialmente emessa, in piena armonia con il Comitato Organizzatore dei Giochi, una speciale medaglia d'oro ai soli effetti numismatici. La medaglia, opera dello scultore Renato Signorini, fu coniata in sei diversi formati. Sul bordo delle medaglie di formato maggiore fu riportata la seguente dizione: MMDCCXXXVI AB IN.
OLYMPUS MMDCCXIII AB U.C. MCMLX A CH.N.
Il Comitato per l'Arte, in accordo con la Soprintendenza ai Monumenti del Lazio e con il Comune di Roma, decise l'allestimento di impianti sportivi nella Palestra delle Terme di Caracalla per la ginnastica e nella Basilica di Massenzio per la lotta.

Le manifestazioni storico-sportive

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Va ricordato che la Direzione Generale Antichità e Belle Arti concesse a tutti gli atleti ed organizzatori sportivi il libero accesso ai Musei, Gallerie, Monumenti e Scavi di antichità di proprietà dello Stato; altrettanto fece il Comune di Roma per i Musei Comunali. Inoltre furono approvate dal Comitato per l'Arte le seguenti manifestazioni storico-sportive: 1°) Gioco del Calcio Fiorentino; 2°) Gioco del Ponte di Pisa; 3°) Palio dei Balestrieri; 4°) Giostra della Quintana di Ascoli Piceno; 5°) Giostra della Quintana di Foligno.
La realizzazione degli spettacoli fu curata dall'Ente Nazionale Industrie Turistiche. Le manifestazioni, che per grandiosità e suggestività riuscirono pienamente, incontrarono durante il lavoro d'impostazione notevoli difficoltà, e fu quindi comprensibile lo stato d'animo degli organizzatori quando, dopo due anni di ansie e di lavoro, ebbe luogo nella notte del 20 agosto il Palio dei Balestrieri nella fastosa cornice del Circo Massimo illuminato a giorno. Davanti al Capo del Governo, e alla presenza di una folla di oltre venticinquemila spettatori, nella maggioranza stranieri, fu celebrata la contesa tra le città di Gubbio e San Sepolcro, con l'intervento di 400 figuranti nei loro smaglianti costumi. L'indomani, alla presenza di quarantamila persone, si svolse la Giostra della Quintana di Foligno, con la partecipazione di circa 600 figuranti tra dame, cavalieri, valletti e palafrenieri, alabardieri, trombettieri e tamburini. Anche il Calcio Storico Fiorentino, indetto a Piazza di Siena, nel pomeriggio del 28 agosto, fece registrare un imponente afflusso di pubblico. La manifestazione ebbe inizio con il corteo dei cinquecento figuranti che lungo la via Vittorio Veneto, preceduto da cento torceri e cadenzato dal rullo dei tamburi, suscitò un indescrivibile entusiasmo.
La quarta manifestazione, al Circo Massimo, si svolse il 4 settembre tra i consensi delle quarantamila persone ivi convenute. Si trattò della Quintana di Ascoli Piceno, il torneo cavalleresco che ha tradizioni rigidamente storiche e che risale al 1387. Alla rievocazione parteciparono novecento personaggi che rappresentavano la popolazione dei vari sestieri con i propri gonfaloni, consoli, dame e damigelle, valletti, cavalieri giostranti, armigeri e alabardieri. L'ultima delle cinque competizioni, l'antico Gioco del Ponte di Pisa, effettuatasi nella notte del 10 settembre al Circo Massimo, concluse degnamente il ciclo delle rappresentazioni davanti a un pubblico di cinquantamila persone.
A questo gioco, decretato nel 1490, parteciparono le due fazioni (Tramontana e Mezzogiorno) rispettivamente a nord ed a sud del fiume Arno, ciascuna delle quali costituita da trecentottanta figuranti con le rispettive insegne.
Per porre il pubblico nella condizione di seguire le varie fasi delle cinque rievocazioni storiche, l'E. N. I. T. provvide a stampare un opuscolo, con una tiratura di 500 mila copie, contenente la storia dei singoli tornei,  nelle lingue italiana, francese, inglese, tedesca e spagnola; inoltre provvide alla stampa di 50 mila manifesti, affissi in tutta l'Italia, principalmente nelle sedi delle agenzie di viaggio e delle compagnie di navigazione marittima ed aerea.
A complemento di tutto il programma di propaganda va ricordata anche ' la stampa di un opuscolo quadrilingue sulle regate di canoa e canottaggio di Castelgandolfo ed in particolare la realizzazione di un cortometraggio che, attraverso visioni suggestive, presentò i molteplici aspetti della Capitale sia diurni sia notturni. Il film, a colori ed in cinemascope, fu distribuito in tutto il mondo attraverso una circolazione di 70 copie a passo normale e 120 copie a passo ridotto (mm. 16).
Infine l'È. N. I. T., d'intesa con l'Automobil Club d'Italia, provvide alla stampa di una particolare pubblicazione (un milione di esemplari), illustrante gli itinerari automobilistici che, partendo da varie frontiere, confluiscono verso Roma.

L'Esposizione di Fotografia Sportiva

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La visione delle manifestazioni artistiche organizzate direttamente dal Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici non sarebbe completa se non si facesse debito cenno alla «Esposizione Olimpica di Fotografia Sportiva», che, purtroppo, non ebbe rilevante partecipazione da parte dei Comitati Olimpici Nazionali. Per quanto riguarda l'Italia, un Concorso Nazionale fu bandito dalla Presi- denza del C.O.N.I.  con ragguardevoli premi. Ben 250 fotografie in bianco e nero e quasi altrettante a colori furono presentate nei termini previsti dal bando.
Dopo un'accurata scelta effettuata da una speciale giuria di tecnici, furono esposte al pubblico le opere migliori riunite nelle sale del Palazzo delle Esposizioni. Alla data del 31 marzo 1960, termine massimo previsto dal regolamento, le opere presentate per l'Esposizione Olimpica di Fotografia Sportiva, selezionate dai vari concorsi o inviate direttamente dai Comitati Olimpici Nazionali,  furono 332 in bianco e nero e 53 a colori, tutte o quasi tutte nel formato 30 X 4O.
A cura del Comitato Organizzatore furono collocate in eleganti cornici metalliche di cm. 40 X 50 con vetro e supporto, riunite per Paesi su appositi pannelli disposti con geometrica teoria lungo il vastissimo corridoio perimetrale del Palazzo dello Sport all'È.U.R., per una lunghezza totale di m. 20O. L'Esposizione di Fotografia Sportiva fu curata e diretta dall'Avv. Nello Ciampi. I Paesi che inviarono fotografie, in accoglimento dell'invito rivolto ai vari Comitati Olimpici, furono: Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Cecoslovacchia, Finlandia, Francia, Germania Occidentale, Germania Orientale, Giappone, Hong Kong, Inghilterra, Iran, Islanda, Israele, Italia, Jugoslavia, Lussemburgo, Marocco, Nigeria, Norvegia, Olanda, Polonia, Romania, Spagna, Stati Uniti d'America, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Ungheria, U. R. S. S.
A tutti gli autori, le cui opere per tramite dei vari Comitati Olimpici figurarono alla Mostra, furono inviati il Catalogo Generale, il diploma di benemerenza e la Medaglia commemorativa dei Giochi. Indipendentemente dalle iniziative assunte dal Comitato Organizzatore in materia artistica, non mancarono in occasione dei Giochi numerose altre manifestazioni che culminarono in due di maggiore importanza: l'una dedicata ai più noti artisti, sollecitati dal grande avvenimento ad esprimere le loro sensazioni, e l'altra, destinata ai fanciulli che, per mezzo del disegno e della pittura, hanno avuto modo di rappresentare il mondo dei loro sogni alimentati dalla Olimpiade.
Proprio collegata al turismo apparve la prima delle due manifestazioni artistiche sopraddette, poiché con il titolo di « Incontro con il turista » ebbe luogo un originale concorso di arte figurativa e di fotografia, che si svolse con la esposizione nelle vetrine dei più eleganti negozi centrali, di opere ispirate ai Giochi Olimpici. Questa manifestazione, organizzata dal Centro Italiano Femminile Artisti Professionisti, con il patrocinio dell'Ente Provinciale per il Turismo e del giornale II Tempo, riscosse un brillante successo.
Protagonisti dell'altra manifestazione artistica furono gli alunni delle scuole primarie di tutto il mondo, ed ebbe per titolo « Le Olimpiadi ». A questa iniziativa, promossa dal Ministero della Pubblica Istruzione, parteciparono bambini di 80 Paesi idealmente accostati al grande avvenimento agonistico.

Lo Sport nella Storia e nell'Arte

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La più importante manifestazione culturale fu indubbiamente la Mostra de « Lo Sport nella Storia e nell'Arte ». Allestita nel Palazzo delle Scienze  all'È.U.R. e inaugurata dal Capo dello Stato italiano il 14 luglio 1960, la Mostra rimase aperta al pubblico sino all'8 gennaio 1961.
La Mostra fu indetta dal Comitato Organizzatore dei Giochi, che ne affidò la preparazione e la realizzazione alla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione.
Scopo principale della Mostra fu quello di presentare un'abbondante messe di materiale iconografico e bibliografico d'ogni genere, in modo da offrire ai visitatori una visione più completa possibile, sia dei diversi aspetti della vita sportiva in Italia dall'antichità alla fine del secolo XIX, attraverso opere d'arte etruscoitalica, romana e italiana, sia delle documentazioni artistiche greche giunte sino a noi in opere conservate nei musei italiani. Dello studio preliminare della vastissima materia fu incaricato sin dal 1956, il Dott. Roberto Vighi, il quale, dopo numerosi scambi di vedute con il Direttore Generale delle Belle Arti e con il Comitato Organizzatore dei Giochi, presentò, all'inizio del 1957, una relazione illustrante « L'importanza che lo sport, in ogni sua manifestazione, ebbe nell'antichità classica quale fonte d'ispirazione artistica. Infatti il binomio « arte e sport » fu nella Grecia antica inscindibile al punto che non si può concepire il nascere e l'evolversi dell'arte greca senza la costante esperienza plastica, lineare e dinamica, fornita all'artista dagli esercizi della palestra, dalle gare dello stadio, dai corpi stessi degli atleti, fermi o in movimento che fossero.
Un'eredità dell'immenso patrimonio greco di esperienza e di produzione artistica fu raccolta dai Romani, e da essi fu conservata e trasmessa alle civiltà avvenire.
Quasi tutte le opere della scultura greca giunsero sino a noi attraverso copie fatte eseguire da Romani tra il I e il III secolo a. C. e ritrovate in Italia; moltissime di esse, conservate oggi nei musei nostri e in quelli delle maggiori città europee, raffigurano atleti e scene agonistiche; segno evidente della predilezione che i Romani ebbero non solo genericamente per tutte le opere greche ma in particolare per quelle di soggetto sportivo ».

La progettazione della Mostra

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La relazione del Dott. Vighi - di cui abbiamo riportato un breve cenno - fu approvata dal Comitato per l'Arte e dal Comitato Organizzatore. Conseguentemente il Dott. Vighi fu incaricato di presiedere una ristretta Commissione di studio per la preparazione e la progettazione della Mostra, composta da: Prof.
Arch. Franco Minissi, Architetto; Dott. Gughelmo Triches, del Ministero della Pubblica Istruzione; Dott. Michele Carlo Formica, Amministratore; Dott. Romolo Passamonti; Prof. Antonio Zanelli, ai quali successivamente fu aggiunto il Dott. Emidio Cerulli della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.
Le ricerche bibliografiche e il lavoro preparatorio furono compiuti dal Vighi, con la collaborazione di Romolo Passamonti, Luigi Salerno, Emidio Cernili, Vera Bianco, Maria Letizia Casanova, Sofia Letizia Cottone, Mirella Fantoli, M. Luisa Vianello.
L'esecuzione di plastici, disegni, carte geografiche e calchi fu eseguita da Nicola Labianca, Achille De QuagUatti, Alberto Di Battista, Bruno Colonnello, Siro Salinetti, Agostino Manetti, sotto la direzione tecnica di Antonio Zanelli; le riproduzioni fotografiche da Mario Leoni. La scelta, l'ordinamento del materiale e l'allestimento furono a cura del Vighi, su progettazione architettonica di Franco Minissi, e con la direzione tecnica di Antonio Zanelli e la collaborazione di Michele C. Formica, Guglielmo Triches, Giuseppe Pittà, Carlo Felici, Filippo Giannunzio, Enrico Sciarpa.
Il vastissimo materiale raccolto fu ordinato e suddiviso secondo il criterio più rispondente alla finalità di accostare all'arte le schiere di sportivi ed allo scopo di suscitare in ciascuno un immediato interesse per le raffigurazioni più  conosciute e più care: e cioè quella divisione per materia, che permise di recare un sostanziale contributo di novità all'iconografia sportiva.

L'ordinamento delle opere

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L'ordinamento seguì il concetto di raggruppare le opere secondo i diversi generi sportivi, affinché di ciascuno di essi fossero chiaramente risultati i particolari, le varianti e l'evoluzione attraverso i tempi. La Mostra fu suddivisa in 28 sezioni, ciascuna comprendente monumenti e riproduzioni dell'Antichità, del Medioevo e dell'età moderna. Dopo una prima sezione che raggruppò argomenti di carattere generale, come le gare atletiche, le scene di palestra, le vittorie e i premi, lo sport giovanile, altre 23 sezioni furono dedicate ai singoli sport: Podismo, Salto, Disco e Giavellotto, Palla e Calcio, Nuoto, Canottaggio, Pesca, Ciclismo, Alpinismo, Sport Invernali, Lotta, Pugilato, Scherma, Ludi Gladiatorii, Caccia e Venationes, Tiro a Segno, Sport Equestri, Giostre e Tornei. Entro ciascuna di queste sezioni, il materiale fu raggruppato in ordine cronologico: da un lato l'arte antica, suddivisa in greca, etrusco-italica e romana; dall'altro l'arte italiana dal medioevo all'ottocento.
Altre quattro sezioni furono concepite al di fuori del criterio di ordinamento per generi sportivi e di limitazione cronologica: una fu dedicata agli edifici sportivi dall'antichità al secolo XIX; un'altra alle moderne costruzioni olimpiche; una terza agli Artisti premiati nelle Olimpiadi moderne e una quarta agli ex-libris ispirati allo Sport.
L'impostazione di tale ordinamento fu anzitutto didattica. Prescindendo da qualsiasi considerazione di carattere critico, si volle attirare l'attenzione degli sportivi sull'aspetto storico degli sport attraverso l'iconografia e le pubblicazioni: i confronti diretti tra le forme sportive, i particolari tecnici, le attrezzature nei diversi tempi, risultarono del più alto interesse. A tale risultato si giunse integrando le opere d'arte originali con una notevole documentazione bibliografica, fotografica e plastica, che raccolse per ogni argomento tutti gli elementi essenziali, e per molti altri una esemplificazione abbondantissima.
Di particolare importanza dal punto di vista didattico furono le ricostruzioni degli edifici sportivi, specie delle palestre, e i diorami, che tradussero in plastica le più significative scene sportive raffigurate in quadri e incisioni dei secoli dal XVI al XIX: il Calcio Fiorentino, la Regata Veneziana, l'Accademia di Scherma, la Corsa dei Cocchi, lo Sferisterio, il Gioco del Ponte di Pisa, i Tornei di Bologna e di Roma, ecc.
Vanno ricordate inoltre le copie musive eseguite direttamente sugli originali dal Gruppo Mosaicisti Ravennati, dei due famosi mosaici di Piazza Armerina, quello delle Fanciulle Ginnaste e quello delle Corse di quadrighe nel Circo Massimo.
Le 28 sezioni della Mostra furono ordinate nel primo piano del Palazzo delle Scienze all'È.U.R., su una superficie di oltre mq. 7.00O. I pezzi esposti furono oltre 2.300, di cui 1.000 originali, comprendenti statue e bassorilievi, vasi greci. italioti ed etruschi, bronzi, avori, quadri, armature, mosaici, incisioni, codici e libri, ecc. Contribuirono con l'invio di opere d'arte originali oltre cento Musei italiani (statali, provinciali, comunali e privati) e oltre trenta Biblioteche che, per l'interessamento della Direzione Generale delle Accademie e Biblioteche e dell'Ente Nazionale per le Biblioteche Popolari e Scolastiche, ricercarono e inviarono codici, pubblicazioni e stampe di argomento sportivo.
Il Comitato Generale della Mostra, composto dai Soprintendenti alle Antichità, dai Soprintendenti alle Gallerie, dai Direttori di Musei e di Biblioteche, dai Priori delle Contrade di Siena, da Presidenti e Direttori degli Enti Provinciali Turismo e da studiosi e collaboratori, ebbe in qualità di Presidente il Dott.
Gaetano Predome, Ispettore Generale delle Antichità e Belle Arti, e quali Vice- Presidenti il Prof. Francesco Barberi, Ispettore Generale delle Accademie e Biblioteche, il Prof. Filippo Rossi, Soprintendente alle Gallerie di Firenze, e il Prof. Antonio M. Colini, Direttore dei Musei Comunali di Roma.
Il Comitato Bibliografico, che provvide alla selezione, alla ricerca e al prestito dei codici e delle pubblicazioni, fu composto da: Prof. Guido Arcamone, Consigliere di Stato, già Direttore Generale delle Accademie e Biblioteche; Prof. Attilio Frajese, Direttore Generale delle Accademie e Biblioteche; Prof.
Ettore Apollonj, Presidente dell'Ente Nazionale per le Biblioteche Popolari e Scolastiche; Dott. Bruno Zauli, Segretario Generale del C.O.N.I. ; Prof. Guido Rispoli, Direttore dell'Ente Nazionale Biblioteche Popolari e Scolastiche; Prof.
Francesco Barberi, Ispettore Generale delle Accademie e Biblioteche; Dott.
Osvaldo Del Grosso, della Direzione Generale delle Accademie e Biblioteche; Dott. Manfredi De Vita, della Direzione Generale delle Accademie e Biblioteche; Dott. Domenico Caiazza, della Direzione Generale delle Accademie e Biblioteche; Dott. Laura de Felice, Direttrice della Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II in Roma; Dott. Roberto Vighi, Direttore della Mostra dello Sport nella Storia e nell'Arte; Dott. Salvatore Fabbri, dell'Ente Nazionale Biblioteche Popolari e Scolastiche; Dott. Sofia Letizia Cottone, dell'Ente Nazionale Biblioteche Popolari e Scolastiche.
Il successo della Mostra si è potuto misurare, più ancora che durante il periodo olimpico, nei mesi seguenti, attraverso l'afflusso imponente di scolaresche e l'interesse dimostrato dai giovani - oltre 18.000 - dagli insegnanti e dai cultori di discipline sportive, molti dei quali vennero appositamente dall'estero per visitare la Mostra e trarne esempio per i loro Musei e i loro Istituti. Di notevole importanza didattica - soprattutto ai fini divulgativi - furono tre iniziative cui dette luogo la Mostra: un documentario a colori prodotto dall'Istituto Nazionale LUCE e dall'Ente Nazionale per le Biblioteche Popolari e Scolastiche, destinato ad essere proiettato in tutto il mondo accanto al film « La Grande Olimpiade »; un secondo documentario dal titolo « La Fiaccola » prodotto dall'Urbe Film per la regia di Nino Zucchelli e destinato alle scuole; e infine la pubblicazione di un volume d'arte da parte  del Comitato Organizzatore dei Giochi, che presentò, con lo stesso ordinamento della Mostra, trecentocinquanta opere d'arte di soggetto sportivo, in una chiara e ricca veste editoriale, nonché la pubblicazione del Catalogo Ufficiale della Mostra, volume di 150 pagine di testo e 142 tavole comprendenti 200 illustrazioni.
Chiusa definitivamente la Mostra l'S gennaio 1961, il C.O.N.I.  decise di sistemare il materiale disponibile in una « Mostra Permanente dello Sport », a tangibile ricordo dell'Olimpiade Romana nel campo culturale, a disposizione degli studiosi e degli sportivi di tutto il mondo.

La Festa al Pincio

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La Sezione Arte non mancò di collaborare con l'Ente Provinciale Turismo di Roma in occasione di alcune manifestazioni a carattere artistico e spettacolare ambientate in complessi monumentali di particolare richiamo.
Tra le più significative manifestazioni indette dall'Ente Provinciale Turismo si possono ricordare: il Giulio Cesare di Shakespeare, rappresentato dal 23 agosto al 1° settembre al Teatro Romano di Ostia Antica, e gli spettacoli di balletti organizzati al Ninfeo di Villa Giulia.
In aggiunta alle suddette manifestazioni, l'Ente Provinciale del Turismo prese l'iniziativa di offrire ai membri del Comitato Olimpico Internazionale uno speciale spettacolo di « Suono e Luci », che ebbe luogo il 7 settembre nella suggestiva cornice del Foro Romano.
Inoltre l'Ente Provinciale del Turismo, con la collaborazione del Comitato Organizzatore dei Giochi, del Comune di Roma, dell'A. C. E. A., e del Teatro dell'Opera, apprestò al Pincio la grande festa finale in notturna, dopo la Cerimonia di Chiusura dei Giochi Olimpici. Progetto, realizzazione e regia di Sisto Favre, Mario Ambrosetti, Andrea De Stefano, Giulio Marini e Roberto Piccirilli. Al Pincio, per l'occasione riservato ai soli invitati, intervennero oltre dodicimila persone tra cui il Presidente del Consiglio, membri del Governo, Parlamentari, Corpo Diplomatico, Dirigenti del C.O.N.I. e del C.I.O. , Missioni Estere, giornalisti, atleti, organizzatori. Il Ministro dello Spettacolo e del Turismo, On. Folcili, fece gli onori di casa dopo aver porto ufficialmente il saluto del Governo Italiano ai convenuti. Al programma della serata parteciparono la banda dei Carabinieri, l'orchestra, il coro e il corpo di ballo del Teatro dell'Opera, con la collaborazione di noti artisti lirici che eseguirono brani celebri del melodramma italiano.
La caratteristica festa fu coronata da un interessante spettacolo pirotecnico, quale degna e festosa conclusione dei Giochi della XVII Olimpiade. Ad un apposito segnale le alture delimitanti l'orizzonte del Pincio, da Monte Mario all'Aventino, si illuminarono di mille e mille bagliori e di cascate colorate. Successivamente si accesero a Castel Sant'Angelo i fuochi, distintisi da quelli italiani per una loro particolare eleganza e tenuità, offerti dal Comitato Olimpico Giapponese, quasi a formare un legame tra i Giochi di Roma e quelli del 1964 a Tokio.
Piazza del Popolo, le architetture del Valadier, le rampe del Pincio, Porta del Popolo e le tre Chiese furono artisticamente illuminate da oltre 5000 fiaccole romane, mentre il Pincio, grazie alla preziosa collaborazione del Comune e dell'A.C.E.A., presentava una suggestiva visione con migliaia di lampade e riflettori invisibili che, tra gli alberi, proiettavano varie tonalità di luci e di colori. Un particolare che notevolmente contribuì a lasciare un incancellabile ricordo di tale festa nei forestieri e nei romani fu la incomparabile visione notturna di Roma, illuminata per l'occasione nelle sue torri, nelle cupole, nei campanili e nei complessi monumentali; mentre numerosi riflettori sciabolavano il cielo incrociandosi ed allargandosi, prendendo a centro del loro gioco ritmico la cupola di San Pietro, la cui mole imponente, investita da un'onda concentrica luminosa, usciva a tratti dall'ombra, sovrastando, quasi a tutela simbolica, la Città Eterna.